Ferla (Siracusa) è un piccolo, splendido centro del Val di Noto. Ricostruito dopo il terremoto del 1963, è diventato uno scrigno di architetture preziose, testimonianze dello splendido barocco siciliano. A questo, Ferla aggiunge un sottosuolo e delle grotte che raccontano pre-esistenze arcaiche, nonché complessi rupestri che affondano le radici nel passo dei greci, dei bizantini e dei normanni.

Il borgo è nato da questo complesso di abitazioni-grotta, vicoli e stradine, ma è stato poi distrutto dal sisma. Oggi si può ammirare un complesso scenario barocco, circondato da ulivi, carrubi, mandorli, vigne e muretti a secco.

Il nome deriva dal latino Ferula. Gli fu dato dagli abitanti di Piazza Armerina, che vi emigrarono in età normanna. La ragione potrebbe trovarsi nella presenza di alberelli di “ferula communis”, un arbusto diffuso nei Monti Iblei, noto anche come “finocchiaccio”, in siciliano “ferra”. Secondo alcuni, invece, Ferla deriverebbe dal longobardo “fara”, che significa stirpe e, in senso lato, paese.

Cosa vedere a Ferla

L’accesso al paese avviene attraverso i ruderi dei rioni medievali e le stradine del quartiere Carceri Vecchie. Partendo da una chiesa bizantina, si snoda il percorso di sepolcri e grotte. L’atmosfera è tipicamente siciliana. Via Vittorio Emanuele è la Via Sacra, perché lungo di essa sorgono i cinque edifici religiosi del centro storico. Sono la Chiesa del Carmine (dedicata a Santa Maria del Carmelo e collegata al convento, abolito nel 1789); la Chiesa Madre; la Chiesa di San Sebastiano; la Chiesa di Sant’Antonio, con la sua suggestiva facciata barocca; la Chiesa di Santa Maria.

Tra gli edifici pregevoli, ne troviamo alcuni lungo la via Umberto. Qui lo stile barocco è integrato dal gusto liberty di inizio Novecento, sulla scia dei palazzi palermitani di Ernesto Basile. Alla fine di via Vittorio Emanuele sorge invece il moderno edificio che comprende l’ecostazione e la Casa dell’Acqua, una sintesi tra sostenibilità ambientale e innovazione.

Ancora, è possibile avventurarsi alla scoperta della natura, a Pantalica e nella Valle dell’Anapo. La necropoli rocciosa di Pantalica, dal 2005, è insieme a Siracusa Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Cosa mangiare a Ferla

Da assaggiare, la focaccia casereccia ripiena di bietole selvatiche, pomodorini essiccati e tocchetti di salsiccia, così come la salsiccia di suino di Ferla e i tanti dolci (cassatine pasquali, sfingi, zeppole fritte).

Ferla fa parte del circuito dei Borghi più Belli d’Italia.

Foto Wikipedia – Credits