I fondali siciliani sono una fucina di tesori.

  • I fondali di Filicudi hanno restituito tre anfore integre.
  • Sono state rintracciate durante alcune operazioni di controllo della Soprintendenza del Mare.
  • Il loro stato di conservazione è eccellente.

Continuano ad emergere nuove e importanti testimonianze della storia della Sicilia. Si susseguono i ritrovamenti di reperti che svelano interessanti dettagli sul passato della nostra Isola. Tre anfore integre sono emerse dai fondali di Filicudi, una delle Isole Eolie. Un piccolo paradiso circondato dal mare, che non smette mai di stupire. Le tre anfore, spiegano dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, sono integre. Due sono più piccole e appartengono alla tipologia MSG 2 del III secolo a.C. Una, di dimensioni maggiori, è della tipologia greco-italica del II secolo a.C. e riporta incisa la lettera Eta. Si tratta, probabilmente della sigla del costruttore, effettuata prima della cottura. Gli esperti hanno trovato anche alcuni frammenti di un’anfora di tipologia keay XXV, di provenienza tunisina.

Sui fondali di Filicudi tre anfore in perfetto stato

Tutte e tre le anfore sono emerse durante alcune operazioni di controllo, effettuate da parte della Soprintendenza, alla presenza della Soprintendente Valeria Li Vigni, di Pietro Selvaggio del Nucleo subacqueo e dell’ispettore onorario, Salvino Antioco. Il recupero è stato possibile grazie alla collaborazione offerta dall’armatore del catamarano Kaskazi Four e dall’associazione “Attiva Stromboli”. I reperti sono stati consegnati al Museo di Filicudi. Una nuova occasione, dunque, in cui il mare e il territorio della Sicilia ci restituiscono testimonianze del passato.

La “primavera dell’archeologia” in Sicilia

Il mare delle Eolie si rivela ricco di reperti che testimoniano la vitalità dei traffici commerciali che hanno animato il mare della Sicilia nel passato. Ancora una volta la collaborazione tra le associazioni e la Soprintendenza del Mare si è rivelata preziosa, consentendo di recuperare e proteggere un prezioso patrimonio che rimane nella sua sede di ritrovamento. Prosegue senza sosta la “primavera dell’archeologia” in Sicilia.

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