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Le acque che circondano la Sicilia nascondono sempre più sorprese. Questa volta il protagonista è un gambero arrivato da lontanissimo – dal Mar Rosso e dall’Indo-Pacifico – che ha percorso migliaia di chilometri per stabilirsi nelle acque ioniche siciliane. Si chiama Trachysalambria palaestinensis ed è stato documentato per la prima volta nel Mar Ionio italiano grazie a un gruppo di ricercatori dell’Università di Catania, con la preziosa collaborazione dei pescatori locali di Marzamemi, nel Siracusano.

Il gambero che ha attraversato il Canale di Suez

Questa nuova specie è solo l’ultima nella lunga lista di organismi che stanno effettuando la cosiddetta migrazione lessepsiana, ovvero lo spostamento dal Mar Rosso nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Un fenomeno che va avanti da decenni, ma che negli ultimi anni si è intensificato grazie all’ampliamento del canale e all’aumento delle temperature marine.

Il nome “lessepsiano” deriva da Ferdinand de Lesseps, l’ingegnere che progettò il canale nel XIX secolo: lui non poteva immaginare che quella grande opera avrebbe aperto una porta biologica tra due mari completamente diversi. Oggi quella porta è spalancata, e attraverso di essa transitano continuamente specie animali che trovano nelle acque del Mediterraneo – sempre più calde – un ambiente sempre più accogliente.

La scoperta a Marzamemi: quattro gamberi che cambiano la storia

La scoperta è stata descritta in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Ecologia Mediterranea e firmato dai ricercatori Francesco Tiralongo, Paola Leotta, Alessio Marrone e Alain Deidun.

Gli studiosi hanno documentato quattro individui catturati accidentalmente tra il 2021 e il 2025 durante la pesca con reti utilizzate soprattutto per le seppie. Quattro esemplari possono sembrare pochi, ma raccontano molto: il fatto che la specie sia stata segnalata più volte nel corso degli anni suggerisce che potrebbe essersi ormai già naturalizzata nell’area.

Trachysalambria palaestinensis è una nuova specie aliena per le acque ioniche della Sicilia e per lo Ionio italiano in genere”, ha spiegato l’ittiologo Francesco Tiralongo. “In passato era già stato segnalato in altre aree siciliane, ma adesso abbiamo documentato in diversi anni la presenza di questa specie anche per le coste ioniche. Questo indica chiaramente che la specie ormai si è stabilita nell’area.”

La mazzancolla rischia un nuovo rivale

Il rischio principale individuato dai ricercatori è la competizione con i gamberi autoctoni già presenti nel Mediterraneo. La mazzancolla, una delle specie più comuni ed economicamente importanti anche per la pesca locale, è tra l’altro già minacciata da un altro crostaceo alieno, il gambero atlantico Penaeus aztecus, arrivato in questo caso dall’oceano Atlantico.

Il nuovo arrivato si aggiunge quindi a un quadro già complesso, in cui le specie ittiche autoctone devono fare i conti con una pressione crescente. Gli effetti concreti sulla biodiversità locale sono ancora da valutare con precisione, ma gli esperti invitano a tenere alta l’attenzione. “I possibili effetti negativi che questa nuova specie aliena nel Mar Ionio può avere nelle reti trofiche delle comunità native sono ancora difficili da valutare con esattezza. Però quello che sappiamo è che specie aliene come questa mostrano spesso carattere di invasività e possono portare a una destabilizzazione degli ecosistemi”, sottolinea Tiralongo.

I pescatori come sentinelle del mare

Uno degli aspetti più affascinanti di questa scoperta è il modo in cui è avvenuta: non in laboratorio, ma in mare, grazie agli occhi e alle reti dei pescatori locali. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto proprio i pescatori locali che collaborano con il progetto AlienFish, coordinato dallo stesso Tiralongo. “Il loro aiuto ci permette di documentare la distribuzione, l’abbondanza e l’arrivo di nuove specie nei nostri mari”, ha concluso il ricercatore.

È la cosiddetta citizen science – la scienza dei cittadini – che trasforma chi vive e lavora sul mare in una rete di monitoraggio diffusa e capillare, capace di intercettare segnali che i soli laboratori non riuscirebbero mai a cogliere in tempo.

Il Mediterraneo che cambia, la Sicilia in prima linea

Il Mediterraneo, soprattutto nelle sue aree più meridionali e orientali, è oggi uno dei mari più colpiti dalle invasioni biologiche marine. E la Sicilia, per posizione geografica e temperature sempre più elevate, rappresenta uno dei principali punti d’ingresso per moltissime specie tropicali.

Non è la prima volta che le coste siciliane diventano teatro di queste scoperte: negli anni scorsi avevano già fatto notizia il pesce scorpione (Pterois miles) e il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus), entrambi arrivati percorrendo la stessa rotta lessepsiana. Il gambero di Marzamemi è il capitolo più recente di una storia ancora tutta da scrivere, che ci racconta come il nostro mare stia cambiando – lentamente, ma inesorabilmente.