Oggi vogliamo parlarvi di Giovanna Trigona. La storia della Sicilia è ricca di figure femminili interessanti, che con il loro operato ne hanno scritto importanti e significativi capitoli. Giovanna Trigona nacque a Palermo nel 1904.

Secondogenita del conte Romualdo Trigona di S. Elia e di Giulia Filangeri Tasca di Cutò, sembrava destinata, insieme alla sorella Clementina, a una vita dorata. Il padre, infatti, era gentiluomo di Corte Reale, mentre la madre, oltre a essere prima dama d’onore della regina Elena, era anche sua amica, nonché madrina di battesimo del principe Umberto.

I Trigona vivevano nel Palazzo del Quirinale. Nel 1911 avvenne un orribile episodio, che cambiò per sempre l’esistenza delle due giovani sorelle. Il barone Giuseppe Paternò del Cugno, con il quale Giulia Trigona aveva intrecciato una relazione sentimentale, non volendo accettarne l’interruzione, la uccise ferocemente.

Le attività di Giovanna Trigona

Così, i Trigona fecero ritorno a Palermo. Il trauma subito da Giovanna Trigona si attutì grazie al matrimonio con Beppe Albanese, avvenuto nel 1923, dal quale nacque un figlio maschio. Il marito la coinvolse nelle sue passioni sportive e le sue principali attività erano quelle di rappresentanza. Nel corso della seconda guerra mondiale, divenne crocerossina, volontaria di guerra.

Alla fine del conflitto, nel 1947, fondò a fianco dell’onorevole A. Cucco il Movimento Sociale Italiano. Non appena fu concesso alle donne di fare politica attiva, Giovanna di candidò al Consiglio Comunale e fu la prima donna palermitana a sedere sugli scranni di Palazzo delle Aquile. Operò in difesa della famiglia e degli strati meno abbienti della popolazione, anche in qualità di dama della società S. Vincenzo del Paoli.

Fu presidente dell’Associazione a favore dei profughi giuliani e dalmati e fondò, insieme alla signora Di Figlia, la Casa del Cane alla Favorita. Era una lettrice attenta, sensibile alla narrativa e alla poesia. Diede vita, a fianco della sorella Clementina e di Teresa Landolfi di Blasi, al Piccolo Teatro di Palermo. Con Vittorio Umiltà, fu tra i fondatori dell’associazione Salvare Palermo.

Si adoperò molto per migliorare le condizioni di vita dei cittadini del quartiere intorno a Palazzo Trigona, stabilendo con loro un consistente vincolo di stima e di affetto. Dopo la sua morte, venne chiesto al figlio Marino il permesso di affiggere nell’atrio del palazzo una lapide recitante: “Amò tutti e fu riamata, unì tutti e non separò mai”.