Ha ucciso la moglie e i due figli a giugno 2014, e ora ha pensa che l'ergastolo a cui è stato condannato in primo grado sia giusto. Carlo Lissi, l'uomo di Motta Visconti (Milano) che compì un efferato omicidio per poi andare in piazza a vedere la partita dei Mondiali di calcio, ha dunque fatto sapere ai giudici che rinuncia all'appello, come scrive il "Corriere della Sera": "Nessun giudice ricorda in vita sua di essersi mai imbattuto in un imputato che, dopo essere stato condannato in tribunale all’ergastolo, rinunci al ricorso già presentato in appello; chieda scusa ai magistrati per il disturbo e il tempo fatto perdere; e lasci passare in giudicato la sentenza di "fine pena mai"".

Sotto la furia omicida dell'informatico erano passati la coniuge Maria Cristina Omes, 38 anni, e dei loro due figli, Giulia e Gabriele, di 5 anni e di 20 mesi. Il movente, poi, era davvero sconcertante: Lissi avrebbe voluto divorziare, ma temeva le conseguenze sociali. "Non ero contento – raccontò confusamente Lissi al pm Giovanni Benelli il 16 giugno 2014 – avevo pensato di divorziare, e poi quel giorno lì mi è venuto un raptus, diciamo che non avevo il coraggio di chiederglielo e ho pensato di… di liberarmene così. (…) Il giorno della partita ho pensato che poteva essere il momento".

L'ergastolo gli era stato comminato perché capace di intendere e di volere al momento dell'omicidio. "Nel processo di primo grado, svoltosi con rito abbreviato, la misura della pena (ergastolo o vent’anni) si decise sul filo delle perizie sulla capacità o meno di intendere e di volere al momento della strage: messa in dubbio dal consulente della difesa, e invece affermata dal perito d’ufficio".

Per crearsi un alibi credibile, Lissi andò poi a seguire i Mondiali di calcio in Brasile – si disputava Italia-Inghilterra in quel 14 giugno – sul maxischermo della piazza del suo paese. Poi il tentativo di depistaggio, simulando una falsa rapina. "Lissi, che nel carcere di Pavia ha iniziato a dare quattro esami di filosofia, è seguito da uno psicologo, sta evidentemente maturando coscienza del peso schiacciante di quanto ha compiuto e ha deciso a modo suo di trarne le conseguenze. E ha depositato una "richiesta di rinuncia, considerando congrua la condanna inflittami in primo grado e scusandomi per la perdita di tempo. Fiducioso in un favorevole accoglimento, porgo i più distinti saluti. In fede, Carlo Lissi". Nessun margine di manovra per i giudici presieduti da Sergio Silocchi, la rinuncia è irretrattabile. Sicché alla Corte non è rimasto che fare quello che l’imputato voleva: buttare, per davvero, la chiave della sua cella".