Avete mai sentito parlare dei Palici? Si tratta di misteriose divinità della Trinacria, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. A dirla tutta, per raccontare la loro storia dobbiamo inizialmente andare oltre la Sicilia, nel calderone di terre tra Asia Minore, Grecia e Sicilia.

I Palici sono due fratelli, secondo alcuni figli di Zeus e della Ninfa Talia, secondo altri del dio Adrano e della Ninfa Etna. Quel che è certo è che sono nati in modo insolito, cioè aprendo le zolle della terra appena smossa. La nascita è collegata alle manifestazioni vulcaniche in un lago di Naftia, nelle vicinanze di Mineo.

È uno specchio d’acqua poco esteso, ma talmente tanto profondo da perdersi nell’abisso terrestre. Sarebbe, addirittura, una delle porte del mondo degli Inferi.

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A rendere il lago misterioso è la temperatura dell’acqua, che è calda in ogni stagione ed è in più oggetto di strani fenomeni: «Pare che, bollendo come se sotto ci sia un gran fuoco, emetta scintille», dice qualcuno. L’acqua sulfurea, in prossimità della riva, formerebbe addirittura una fanghiglia biancastra, che arriva fino a una grotta.

La Leggenda dei Palici

Qui avviene un fatto strano: chiunque si avventura nella grotta accompagnato da un cane, stramazza al suolo, privo di vita. Lo stesso accade a chi si china troppo in basso per rianimarlo. Non accade nulla, invece, a chi si avventura senza cani.

A causa della leggenda, questo luogo è diventato una sorta di “terra di nessuno”, dove andavano soltanto gli schiavi fuggiti perché maltrattati. In epoca greca Ducezio ne ha fatto luogo privilegiato dei Siculi decisi a combattere i greci, considerati oppressori.

Gli schiavi, così, hanno avuto la massima immunità. Il padrone non aveva possibilità di incatenarli per portarli con sé, se prima non prestava giuramento davanti l’acqua magica. Lui doveva promettere di trattare con umanità chi aveva cercato di fuggire dalla sua tirannide. Così, a poco a poco sono sorti porticati ed edifici destinati ad accogliere i fuggiaschi nella zona circostante il lago.

Chiunque poteva rifugiarsi qui, senza timore di essere individuato e fermato. La sacralità del luogo derivava dalle manifestazioni della natura che, con alti spruzzi d’acqua, impressionava chi considerava quello spettacolo come manifestazioni delle forze celesti. Il culto dei Palici resistette a lungo.