Limone InterdonatoIl limone come pianta ornamentale e per il consumo locale in Sicilia ha ormai una storia millenaria: la sua presenza risale infatti al periodo bizantino-arabo. Ma di limonicoltura, come comparto economico vero e proprio, con produzione finalizzata ad una commercializzazione che va oltre l'ambito locale e regionale per dirigersi verso i paesi europei continentali fino all'Inghilterra, si può cominciare a parlare solo dopo la metà del sec. XVI, quando i prodotti agricoli siciliani diventano strategici per il vasto impero di Carlo V, impegnato nella lunga guerra per l'egemonia in Europa. Da quel momento il limone inizia la sua marcia alla conquista di spazi sempre più vasti, la sua coltivazione diventa intensiva e si estende dalle zone pianeggianti della costa ionica ai rapidi pendii delle colline sovrastanti il mare, ovunque ci sia la possibilità di rendere irrigui i terreni con la realizzazione di canali ("a sàja"), che, prelevata a monte l'acqua dalle fiumare, la distribuiscono per tutto il territorio fino al mare. Così già nel XIX sec. è il limone a dare il proprio volto al paesaggio dell'intera fascia ionica della provincia di Messina, che acquista la nomea di " terra dai giardini sempre verdi"; e non solo, l' economia, le abitudini, la composizione sociale, le vicende, la cultura, i riti, le tradizioni, i ritmi di vita, la biografia dei suoi uomini, dai più illustri ai più umili, tutto è influenzato dalla sua presenza.
Una storia quindi abbastanza recente, se comparata alla presenza plurisecolare della limonicoltura in Sicilia, iniziata allorché l'eroe dell'epopea garibaldina, il colonnello Giovanni Interdonato, che ebbe i natali in Nizza di Sicilia e ne fù anche Sindaco, in una sua proprietà nella valle del fiume Nisi, in contrada Reitana del Comune di Alì Terme (dove ancora oggi esistono le piante madri, tanto che gli attuali amministratori comunali in accordo con la Sovrintendenza ai Beni Culturali hanno proposto l'istituzione di un museo con parco botanico per preservarli, come monumento storico), si adoperò per diffonderlo e valorizzarlo, considerata la sua eccezionale resistenza al mal secco degli agrumi e il particolare periodo di produzione e maturazione, settembre-ottobre, quando non si sul mercato non si avevano prodotti concorrenti.
La tradizione, testimoniata da numerose fonti, tra cui Arena (1927) e Ruggeri (1931), attesta che col nome "Interdonato" è chiamato un ibrido d'innesto di cedro e limone, ottenuto negli anni compresi tra il 1875 e il 1880 dal col. Giovanni Interdonato nel suo agrumeto in contrada Reitana di Alì Terme. Il col. Giovanni Interdonato, appassionato agrumicultore, eseguì circa 200 innesti ad occhio su piante di melangolo, introducendo ad disotto della incisione a T, praticata sul soggetto, uno scudetto costituito da due semigemme coincidenti perfettamente ed unite nel senso longitudinale, e cioè una semigemma di cedro e l'altra di limone".
Vi sono molteplici teorie secondo le quali, il carattere autoctono della cv Interdonato è, comunque, da attribuirsi ad una combinazione di fattori naturali ed antropici peculiari dell'areale di coltivazione e non riproducibili altrove. A riprova di ciò di documenta che esiti negativi abbiano avuto tutti i tentativi di diffonderne la coltivazione nei territori limitrofi di Catania, o nel versante occidentale tirrenico messinese, poiché il limone Interdonato è risultato abbastanza stabile e produttivo solo nell'ambiente originario.
Comunque tutti concordano sia sul luogo di origine, sia sul ruolo decisivo avuto dal col. Giovanni Interdonato nel valorizzare e diffondere la specie, intuendone subito i vantaggi commerciali ed economici che potevano derivare dalle sue caratteristiche di precocità nella maturazione e resistenza nel tempo, con la possibilità di sopportare lunghi viaggi senza marcire. Sul suolo del Comune di Alì Terme, proprio in contrada Reitana, nelle proprietà degli eredi del Col. Giovanni Interdonato esistono ancora oggi le piante originali e la residenza del Colonnello Interdonato, ove secondo una proposta del Comune termale dovrebbe nascere un Museo del Limone. Dalla Valle del Nisi l'innesto si diffuse inizialmente lentamente e solo negli anni trenta si registra un vero e proprio salto nella utilizzazione di questa cultivar, quando il rapido e continuo estendersi del mal secco degli agrumi indusse molti agrumicultori di tutta la zona a sostituire le piante malate con piante di Interdonato, resistenti alla malattia.
La coltivazione del limone Interdonato ha svolto una grandissima importanza sociale ed economica in un comprensorio delimitato naturalmente a nord dal mare ionio e a sud dal monti Peloritani, omogeneo per la morfologia, per la composizione dei suoli, per il clima fortemente condizionato dai venti costanti dello Stretto di Messina e dall'orografia, con le sue profonde vallate che rapidamente giungono al mare. Grazie a tali caratteristiche nella zona il limone Interdonato presenta un frutto invernale con un ritmo di accrescimento più elevato rispetto a tutte le altre cultivar e molto precoce che spunta dei prezzi elevati e, quindi, ha finora consentito dei rendimenti economici piuttosto interessanti (nel passato recente anche eccezionali): possedere un ettaro di limoneto fino agli anni '60 ha significato la sicura appartenenza alle classi sociali più alte in termini di reddito, possedere la casa in proprietà, e garantire ai figli gli studi universitari, tanto che oggi il ceto dei professionisti presenti è rappresentato dai eredi di quella generazione di produttori.
Il progredire dell'esportazione ha coinvolto migliaia gli uomini e le donne occupate; tanti i Consorzi agrari e irrigui, i magazzini per i prodotti al servizio dell'agricoltura; le fabbriche di imballaggio; le agenzie di autotrasportatori. Insomma un contesto economico che garantiva benessere e sicurezza a tutti, tanti che minimi erano i reati contro il patrimonio.
La storia del limone Interdonato continua ancora oggi ed anzi può avere un futuro pari ai fasti del suo passato, se consideriamo la sua tipicità, che si sposa con l'esigenza attuale dei consumatori di qualità e riconoscibilità dei prodotti. Anzi oggi il comparto agrumicolo per la zona ionica del messinese assume un ruolo ancora più strategico, visto che il paesaggio che esso determina con la bellezza delle sue piante dal fogliame verde intenso, con il colore giallo-oro dei limoni maturi, con il profumo della zagara, si sposa perfettamente con il tentativo di tanti imprenditori ed amministratori di promuovere lo sviluppo agrituristico della zona. 


Fonte: http://www.limoneinterdonatoigp.it/storia.asp —