Gli agrumi siciliani non temono confronti. Sono ritenuti tra i migliori al mondo e sono diventati un simbolo stesso della nostra isola. Basta pensare ad arance, limoni, mandarini e cedri per avere subito davanti l’immagine del paesaggio siciliano. Nonostante non siano autoctoni, gli agrumi sono un vero e proprio motivo di vanto per la Sicilia.

Questi frutti, originari della Cina e dell’India, sono giunti in Europa in epoca romana, ma sono stati realmente “addomesticati” dagli arabi nel IX secolo. Fino al XV secolo in Europa circolava soltanto l’arancio amaro, mentre per avere il mandarino è stato necessario aspettare fino al XIX secolo. Il primo agrume arrivato in Occidente fu il cedro (citrus medica): venne introdotto in Italia durante l’impero romano e aveva anche un significato religioso. Nella nostra Sicilia, il cedro viene impiegato per preparare dolci e viene venduto nelle bancarelle per strada, per il consumo fresco.

A rendere la Sicilia patria degli agrumi per eccellenza è anzitutto il clima, che è adatto a tutte le specie. Purtroppo è rimasto poco dei bellissimi agrumeti che sorgevano un tempo intorno a Palermo: più dell’ottanta per cento della Conca d’Oro è stato edificato, ma nelle borgate di Ciaculli e Croceverde Giardina ci sono tante coltivazioni. Qui, negli anni Quaranta è nato il celebre mandarino tardivo di Ciaciulli.

Degli agrumi non si butta via niente. Le stesse bucce contengono oli essenziali e aromi preziosi. Anche le foglie vengono utilizzate, ad esempio per avvolgere le polpette di carne prima della cottura, conferendogli un gusto unico nel suo genere.

Foto di Pino La Rocca