Si continua a indagare per fare luce sulla morte di Mario Biondo, il cameraman palermitano trovato morto in Spagna. La vicenda, archiviata originariamente come un suicidio, ha molti contorni oscuri: la famiglia non ha mai creduto che si fosse tolto la vita. La madre Santina è stata ospite della trasmissione Domenica In nella puntata dell’11 novembre: in una lunga intervista ha rivelato a Mara Venier alcuni dettagli ancora inediti.

Il caso Mario Biondo a Domenica In

Mario Biondo era sposato con la giornalista spagnola Rachel Sanchez Silva, di dieci anni più grande. Aveva lasciato la Sicilia e viveva in Spagna. La signora Santina ha parlato proprio della nuora: «Lei è sparita dopo la sua morte, anzi si è fatta sentire per dirci che voleva vendere tutto quello che era di Mario per recuperare i soldi del funerale. A mio marito aveva detto che non potevamo permetterci di acquistare le sue cose. Poi ci ha mandato ‘la cuenta’. Nel giorno del matrimonio mio figlio era felice. Quando sai che stai bene, anche se non lo vedi per mesi, sei tranquilla. Sono cinque anni e mezzo che non vedo mio figlio, ma lo vorrei felice in Australia e vivo».

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Parlando con Mara Venier, ha raccontato come ha saputo che il figlio Mario era morto: «Eravamo per strada in auto quando mi chiama Rachel e mi dice ‘Santina, Mario è morto’. Pensavo a un incidente in motocicletta. Prenotiamo il volo per l’indomani mattina. A casa mi chiama un suo collega che mi dice ‘Signora, Rachel mi ha detto di dirle che suo figlio si è impiccato’. Noi non abbiamo mai creduto, neanche per un momento, che si fosse suicidato. Quella sera lui era da solo, mentre la moglie era nel suo paese d’origine. La polizia spagnola però non ha mai verificato. Quella sera Mario aveva chattato con i fratelli parlando di una possibile festa per il loro arrivo. Non c’era niente che faceva presagire una simile tragedia».

Adesso si attende l’esito di una nuova autopsia: «Mio figlio è stato riesumato per la seconda volta. La prova provata che è stato ucciso sono le foto del suo ritrovamento. Mio figlio è stato posizionato in quella libreria quando era ‘rigor mortis’. Il nodo troppo alto non avrebbe permesso l’impiccagione. Ha due segni, uno lasciato da una sciarpa e uno da un cavetto elettrico. Mio figlio stava facendo delle investigazioni su Rachel e lei stessa dopo aver visto un link su di lei aveva urlato ‘Io no puta’ (non sono una poco di buono).

Ha avuto un atteggiamento come se lei fosse stata la vittima e lui l’orco. In questa trama l’orco è morto ammazzato, la vittima è rimasta viva. In quei giorni che siamo stati a Madrid dopo la sua morte, mi ha descritto la persona peggiore del mondo. Mio figlio era ancora caldo… Sono due forze contrapposte che ti fanno andare avanti: l’amore e l’odio. Sulla sua tomba ho promesso che avrei lottato per la verità e io sono una mamma che le promesse le mantiene».