Il mandorlo, con i suoi delicati fiori, è uno splendido elemento del paesaggio siciliano.

La storia del mandorlo

Questo antico albero venne introdotto in Sicilia dai Fenici, che lo portarono dalla Grecia, per poi diffondersi in Francia, in Spagna e in quasi tutti i paesi del Mediterraneo. I romani lo chiamavano “noce greca”.

Il mandorlo selvatico cresce nel Mediterraneo orientale e nel Levante ed in queste regioni che la pianta è stata coltivata in origine. Il frutto del mandorlo selvatico contiene glucoside amigdalina, che si trasforma nel mortale acido cianidrico in seguito a danni al seme. Dopo la coltivazione e l’addomesticamento, le mandorle divennero commestibili. È altamente probabile che venissero arrostite, per eliminarne la tossicità.

Le mandorle domestiche, invece, non sono tossiche. Secondo alcuni studiosi, i mandorli furono uno dei primi alberi da frutto a essere coltivati, grazie all’abilità dei frutticoltori a selezionare i frutti. I mandorli domestici appaiono nella prima parte dell’Età del bronzo (3000-2000 a.C.). Un esempio archeologico di mandorlo sono i frutti trovati nella tomba di Tutankamon in Egitto (circa 1325 a.C.), probabilmente importati dal Levante.

Questo albero è presente in molte culture ed è citato più volte nella Bibbia. È anche presente in Siria e Israle. Fin dall’antichità è stato simbolo di promessa per la sua precoce fioritura, che simboleggia l’improvvisa e rapida redenzione di Dio per il Suo popolo dopo un periodo in cui sembrava lo avesse abbandonato. Nella Bibbia il mandorlo è citato dieci volte, a cominciare da Genesi 43,11, dove le mandorle sono menzionate come uno dei “prodotti più scelti del paese”.

La leggenda del mandorlo in fiore

Il significato del fiore di mandorlo ha ispirato miti e leggende. Nella mitologia greca è legato alla speranza, ma anche la costanza. Alla nascita e fioritura del mandorlo è legata una leggenda: la storia d’amore di Fillide e Acamante.

Acamante, eroe greco, si trovava in viaggio verso Troia. Durante una sosta a Tracia conobbe la principessa Fillide.I due si innamorarono subito. Acamante, però, dovette lasciare la sua amata per andare a combattere a Troia. Fillide lo aspettò per 10 anni ma, quando venne a conoscenza della caduta di Troia e non vedendo l’innamorato tornare, pensò che fosse morto e si lasciò morire di dolore.

La dea Atena, impietosita dalla storia degli innamorati, trasformò Fillide in un mandorlo. In realtà Acamante era ancora vivo. Quando venne a conoscenza di questa trasformazione, si recò nel luogo dove c’era l’albero e lo abbracciò con amore e con dolore. Fillide sentì quell’abbraccio e fece spuntare dai rami dei piccoli fiori bianchi. L’abbraccio dei due innamorati si mostra ogni inizio di primavera a testimoniare l’amore eterno tra i due.