Anche Marina Ripa di Meana ha detto la sua sul caso Harvey Weinstein. Lo ha fatto attraverso una lettera aperta inviata al "Corriere della Sera". "Licenziato dalla sua stessa casa di produzione, espulso dall’Accademia degli Oscar, privato della Legion d’Onore che la Francia gli aveva concesso ai tempi di Sarkozy, indagato da Scotland Yard, abbandonato dalla moglie Georgina Chapman. Non staranno esagerando?", si chiede la regina dei salotti. Che poi lancia la bomba: "Cosa avrebbero dovuto fare a me, che ho tentato di sedurre nientedimeno che Eugenio Scalfari?".

Qui inizia il racconto: "Erano gli anni '80, avevo appena pubblicato "I miei primi quarant’anni", imperversavano i film sulla mia vita, ero sulla cresta dell’onda, quando su "Repubblica" uscì una vignetta di Pericoli e Pirella decisamente offensiva nei confronti miei, di Sandra Milo e Marta Marzotto. Vittorio Ripa di Meana, fratello di mio marito Carlo, e avvocato di "Repubblica", avvertì Scalfari che la faccenda era molto seria e che il giornale rischiava una pesantissima querela".

Poi le fasi più calde: "Il direttore allora venne a casa mia per scusarsi e chiedermi come si poteva lavare l’onta senza spargimento di sangue. In quel momento mi ricordai che spesso Scalfari aveva detto che ero 'la donna più bella del mondo, che era folgorato dalla mia simpatia'. Allora mi accostai vicina vicina a lui sul divano della mia casa di via Borgognona e con un bel po’ di presunzione tentai di sedurlo seduta stante. Dopo qualche ammoina, gli dissi: 'Perché invece di mettere di mezzo avvocati e querele, non mi dedichi la copertina del Venerdì?'. Lui però rimase imperturbabile, si ritrasse garbatamente con il suo famoso aplomb, non si lasciò sedurre e non mi fece nessuna copertina del Venerdì. Poi la faccenda passò nelle mani degli avvocati".