C’è solo un posto in cui si coltiva la Mela Lappedda. Quel posto è il territorio di San Pier Niceto, sulle pendici dei Monti Peloritani, nella fascia tirrenica, in particolare nella contrada Carraosco. Purtroppo il numero delle piante è in regresso, sia a causa dell’abbandono dell’attività agricola, che per la destinazione delle superfici ad altri tipi di colture, come quelle degli agrumi.

Ciononostante, chiunque conosco questa mela e abbia provato il suo sapore, non ha dubbi sulla sua bontà.

Ancora una volta, dunque, torniamo a occuparci di prodotti siciliani che rischiano di scomparire, che sono stati un po’ dimenticati, ma che meritano di essere conosciuti. A caratterizzare la mela lappedda è una forma leggermente schiacciata. Ha un colore giallo paglierino e un intenso profumo.

È piccola, ma la polpa è densa e compatta. La raccolta si effettua dopo il 10 ottobre, quando ha ancora un colore verde pallido, quindi si fa maturare in casa. Le migliori caratteristiche organolettiche compaiono dal momento della raccolta fino alla maturazione completa. La buccia è sottile e lucida, mentre il peso di ogni frutto è di circa 60 grammi.

La mela lappedda si consuma fresca, ma si può anche mettere in forno. Per preservare più a lungo il suo sapore, si ricorre alla trasformazione in mostarde e marmellate o la si lascia al sole per l’essiccazione.