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C’è un’isola siciliana che la stampa internazionale ha deciso di raccontare al mondo. È un’isola richiesta, ma ancora non del tutto dentro le dinamiche del turismo di massa. Solo coste vulcaniche, vigneti a picco sul mare e, a tratti, un silenzio che in Sicilia, d’estate, è ormai merce rara.

Le scelte del National Geographic

A raccontarlo è National Geographic, in un articolo dedicato alle isole europee da esplorare questa estate in alternativa alle solite scelte. Nella selezione, che comprende cinque destinazioni scelte per la loro capacità di restare fuori dalle rotte del turismo di massa, Pantelleria è l’unica tappa italiana.

Accanto alla Sicilia, il National Geographic porta i lettori in altri angoli d’Europa altrettanto lontani dai riflettori. C’è Barra, minuscola isola scozzese delle Ebridi Esterne, dove l’aeroporto ha la pista fatta di sabbia di conchiglie e il cielo è pattugliato da aquile reali.

C’è Serifos, nelle Cicladi greche, isola senza grandi resort né aeroporto, amata dagli ateniesi in cerca di silenzio e dagli artisti in cerca di ispirazione. C’è El Hierro, la più piccola delle Canarie, riserva della biosfera Unesco con paesaggi vulcanici quasi lunari.

E infine Fasta Åland, cuore del vasto arcipelago finlandese nel Mar Baltico, tra saune tradizionali e villaggi di legno. Cinque isole, cinque Paesi, un solo denominatore comune: l’autenticità di luoghi che il turismo di massa non ha ancora intaccato.

Tra Sicilia e Tunisia, la “Perla Nera del Mediterraneo”

Pantelleria sorge tra la Sicilia e la costa tunisina, e il suo paesaggio vulcanico le è valso il soprannome di “Perla Nera del Mediterraneo“. Una posizione strategica che nei secoli ha fatto gola a molti: l’isola fu contesa nel tempo da Fenici, Bizantini, Arabi e Spagnoli. Oggi, di quel passato turbolento resta solo l’eco nei nomi dei luoghi, mentre l’atmosfera che si respira è tutt’altra: calette nascoste, piccoli porti di pescatori e un entroterra punteggiato di vigneti e dammusi in pietra lavica, le tipiche abitazioni a cupola di origine araba, oggi spesso trasformate in boutique hotel.

Il vino nato dal vulcano

La storia enologica dell’isola affonda le radici nell’antichità: furono proprio i Fenici a introdurre lo zibibbo, il vitigno aromatico che ha trovato nel suolo ricco di minerali di Pantelleria il suo habitat ideale. Da queste vigne nascono vini bianchi secchi e il celebre passito, prodotto ancora oggi seguendo un metodo antico: la vite ad alberello, tecnica di coltivazione riconosciuta dall’Unesco, che prevede di far crescere le viti in piccole conche scavate nel terreno. Chi visita l’isola tra agosto e settembre può partecipare direttamente alla vendemmia (previa prenotazione), oltre a degustazioni e visite guidate durante tutta l’estate. Tra le cantine più suggestive, quella di Donnafugata, nel villaggio nord-orientale di Khamma, con le vigne aggrappate ai terrazzamenti vulcanici che digradano verso il mare.

Una vetrina internazionale per la Sicilia

Che una pubblicazione autorevole come il National Geographic scelga di inserire un angolo di Sicilia accanto a Scozia, Grecia, Spagna e Finlandia è un riconoscimento che va oltre il singolo articolo: è la conferma che l’isola, con la sua storia stratificata, i suoi vini e i suoi paesaggi vulcanici, continua a conquistare chi cerca un viaggio autentico, lontano dalle rotte affollate del turismo di massa. Foto: Depositphotos.com.

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