Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di SiciliaFan! Iscriviti, cliccando qui!
UNISCITI

Un dialogo che attraversa il tempo, sospeso tra letteratura e arte visiva, tra parola e immagine. È quello che si è aperto ieri, sabato 6 giugno, negli spazi della galleria della Fondazione Gesualdo Bufalino a Comiso, con l’inaugurazione della mostra “Quadri per un’esposizione… Qualcuno, per favore, me li dipinge? Giampiero Nanni per Gesualdo Bufalino“, visitabile fino al 19 luglio.

Il progetto, che fa parte del festival “L’ingegnere di Babele“, nasce da una delle più suggestive provocazioni dello scrittore comisano, che nel 1987, sulle pagine de “Il malpensante“, immaginò diciannove quadri inesistenti, limitandosi a dar loro un titolo. Non descrizioni, non immagini, ma parole: enigmatiche, spesso ossimoriche, sospese tra ironia e mito, tra scienza e sogno. E poi Bufalino scrisse “Qualcuno, per favore, me li dipinge?”.

A distanza di quasi quarant’anni da quella intuizione e a trent’anni dalla scomparsa di Bufalino, l’artista italiano Giampiero Nanni, che vive e lavora tra Inghilterra e Francia, ha raccolto quella sfida unica: non illustrare i titoli, ma interpretarne il mistero. Le opere in mostra non nascono infatti con l’intento di “tradurre” le immagini immaginate da Bufalino, ma di abitarne l’ambiguità, ampliarne le possibilità, moltiplicarne le letture. Ogni quadro diventa così una soglia, un passaggio ulteriore dentro l’universo mentale dello scrittore, dove la parola non chiude mai il senso ma lo apre continuamente.

Il titolo stesso della mostra, “Quadri per un’esposizione… Qualcuno, per favore, me li dipinge?”, richiama la natura originaria del gesto bufaliniano. La frase, infatti, nasce come provocazione letteraria con cui lo scrittore affidava al lettore – quasi con ironia – il compito di dare forma visiva a ciò che esisteva solo nel linguaggio. Un invito, più che una richiesta, a colmare la distanza tra immaginazione e rappresentazione.

Ed è proprio su questa distanza, come hanno ricordato ieri i prof. Nunzio Zago e Giuseppe Traina, rispettivamente direttore e componente del comitato scientifico, che si inserisce il lavoro di Nanni, che non cerca una soluzione ma un ulteriore slittamento del senso: i “quadri immaginati” da Bufalino diventano oggi opere reali, ma restano profondamente instabili, aperte, interrogative.

La mostra rappresenta così un unicum nel panorama delle riletture bufaliniane: non un omaggio illustrativo, ma un vero e proprio confronto creativo tra due immaginari distanti nel tempo e nello spazio, uniti però dalla stessa tensione verso la complessità del linguaggio.

A fare da cornice a questo dialogo è la Fondazione Bufalino, che proprio in queste settimane ha inaugurato anche la sesta edizione del festival “L’ingegnere di Babele”, rassegna che, a trent’anni dalla scomparsa dello scrittore, continua a interrogarsi sui linguaggi contemporanei e sulle loro trasformazioni.

Il festival, come ribadito ieri dal presidente Giuseppe Digiacomo e dal sindaco di Comiso, Maria Rita Schembari, prosegue infatti fino al 5 luglio con un calendario che intreccia letteratura, musica e teatro, e che vedrà nei prossimi appuntamenti ospiti come Giovanni Caccamo, Ruben Miceli, Fabio Troiano e Fabrizio Bosso insieme al Giovanni Digiacomo Quartet, in un percorso che conferma la vocazione della Fondazione a mantenere viva e attuale l’eredità culturale di Bufalino.

La mostra “Quadri per un’esposizione… Qualcuno, per favore, me li dipinge?” resterà aperta fino al 19 luglio, con ingresso dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 18 alle 21 (chiuso il lunedì).