Il Carrubo è un albero sempreverde. Cresce spontaneo in tutto il bacino del Mediterraneo ed è capace anche di vivere in ambienti caldissimi come le regioni atlantiche del Marocco e Portogallo.

Per i nostri nonni era un compagno di vita eccezionale perché forniva ombra nelle calde giornate di lavoro.

Inoltre dal carrubo, dai suoi frutti, venivano ottenuti diversi prodotti alimentari. Uno su tutti la farina dei semi di carrubo.

Tutt’oggi i frutti vengono usati per nutrire il bestiame. Ma continuando con questa crisi, quasi quasi potremmo tornare a masticarli anche noi. I semi, infatti, si possono conservare per molto tempo ed essere consumati sia freschi che secchi. Spesso li si cuoceva al forno.

Ad ogni modo non tutti i semi sono mangiabili. Alcuni di essi sono talmente duri da essere scartati e magari riutilizzati per produrre una farina.

La farina prodotta dai semi del carrubo è molto particolare.
Contiene una altissima quantità di carrubina. Sostanza capace di assorbire una quantità di acqua 100 volte il suo peso.
Ad ogni modo nella polpa dei frutti è presente un tasso elevato di tannino. Esso ha un effetto irritante se ingerito in grande quantità.

Nelle piante più longeve, inoltre, dopo le prime piogge d’agosto, compariva un fungo. Il cosiddetto fungo del carrubo. Veniva raccolto e venduto a caro prezzo nei mercati. Con esso si preparava una salsa simile al ragù di oggi.

Anche il legno del carrubo veniva utilizzato.
Grazie alla sua durezza era particolarmente adatto alla realizzazione di attrezzi da lavoro o altri oggetti particolarmente soggetti nel tempo all’usura.

Rimedi Naturali

“A carrubba” sotto forma di farina veniva preparata come si fa oggi con la polenta ed era un piatto dato a chi soffriva di diarrea.

Una volta, inoltre, si faceva cuocere la carruba con fichi secchi, della liquirizia, bucce delle fave, bucce delle mandorle. Si otteneva un decotto. Quest’ultimo si filtrava e poi lo si usava per calmare la tosse.

Autore | Viola Dante,

Foto di Peter Sinacciolo