«Le spettacolari eruzioni parossistiche dello Stromboli non sono semplicemente un’attrazione destinata ai turisti. In media per 5-6 volte ogni secolo il vulcano siciliano ci ricorda che può essere anche distruttivo e dare luogo a eruzioni con effetti imprevedibili». A parlare è Guido Ventura, vulcanologo dell’Ingv e ricercatore presso l’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Cnr. Non bisogna sottovalutare la potenza di “Iddu“, il vulcano.

«È vero che lo Stromboli erutta continuamente senza creare danni. Ma in alcune occasioni, che si verificano poche volte in 100 anni, può essere davvero pericoloso e lo ha dimostrato ampiamente in passato», aggiunge. A preoccupare, inoltre, è il rischio tsunami: « In genere, i prodotti generati dal parossisma ricadono e si depositano lungo i fianchi del vulcano, prevalentemente in quella che viene comunemente chiamata la Sciara del Fuoco, una sorta di valle che si apre sul fianco settentrionale dello Stromboli. Nella Sciara di Fuoco quindi vanno a finire i materiali piroclastici e lavici eruttati dai crateri sommitali. Questo può provocare frane più o meno importanti che, una volta raggiunta l’acqua, possono generare tsunami».

In tanti ricorderanno che nel 2002 uno tsunami ha creato tantissimi danni. Allora, un’onda anomala ha causato feriti e danni a diverse imbarcazioni. In passato, comunque, si sono verificati tsunami anche più devastanti. Nel Medioevo uno tsunami generato in seguito all’eruzione dello Stromboli è arrivato a colpire la Campania. In generale, comunque, bisogna dire che non è possibile prevedere le eruzioni. Lo Stromboli, in questo, differisce da altri vulcani, poiché non ci sono precursori chiaramente riconoscibili in grado di mettere in allerta gli esperti.

Foto in evidenza di Giancarlo D’Ambra