Ecco cosa rende unico il Tempio della Concordia.

  • È la più celebre attrattiva della Valle dei Templi di Agrigento.
  • Tuttora non si sa a chi fosse dedicato: la denominazione “della Concordia” è documentata da uno dei primi storici siciliani: Tommaso Fazello.
  • Insieme al Partenone è il tempio dorico meglio conservato al mondo.

La Valle dei Templi è uno dei siti archeologici siciliani più amati. Qui si può davvero camminare sulla storia, ammirando opere che hanno resistito ai secoli e, ancora adesso, ci raccontano il passato. Tra le attrattive più ammirate del parco, vi è indubbiamente il Tempio della Concordia. Si tratta di uno dei templi in miglior stato di conservazione dell’antichità greca, che condivide il primato con il Partenone. Scopriamone insieme le caratteristiche e qualche curiosità. Cominceremo proprio da un fatto curioso, legato al suo nome: perché si chiama proprio “Tempio della Concordia”? La risposta è molto semplice.

Il nome tradizionale deriva da una iscrizione latina della metà del I secolo d.C. con dedica alla “Concordia degli Agrigentini”. Lo storico e teologo Tommaso Fazello mise erroneamente in rapporto quell’iscrizione con il tempio, alla metà del Cinquecento. L’edificio è di ordine dorico e databile all’incirca alla seconda metà del V secolo. Presenta un basamento di quattro gradini, su cui poggiano sei colonne sui lati brevi e tredici su quelli lunghi. Unico fra i templi agrigentini, conserva quasi interamente gli elementi della trabeazione e i due frontoni sui lati est e ovest.

La struttura e la tradizione

Al suo interno il tempio è suddiviso in atrio di ingresso, cella e vano posteriore, il primo e l’ultimo con due colonne fra le ante. La porta della cella è fiancheggiata da due piloni entro cui è ricavata una scaletta di servizio che conduce al tetto. Secondo la tradizione il tempio fu trasformato in chiesa cristiana intorno alla fine del VI secolo d.C., quando Gregorio, vescovo di Agrigento, consacrò l’antico tempio ai Santi Apostoli Pietro e Paolo dopo averne scacciato i demoni Eber e Raps. Le dodici arcate aperte nelle pareti della cella risalgono all’uso dell’edificio come chiesa cristiana. Proprio questo utilizzo ne ha garantito l’eccezionale stato di conservazione. La dualità dei demoni pagani e la duplice dedica della chiesa cristiana hanno fatto ipotizzare un’originaria titolarità del tempio a una coppia di divinità greche. Fra le diverse ipotesi, vi sono i Dioscuri. La divinità, a cui il tempio era dedicato in origine, è – tuttavia – ancora sconosciuta in assenza di riscontri archeologici ed epigrafici.

Goethe nelle Valle dei Templi di Agrigento

Nell’aprile del 1787 Goethe visitò Agrigento. Spese grandi parole per il tempio della Concordia, ponendo anche delle critiche alla scarsa qualità del restauro praticato sulla pietra. Ecco cosa scrisse:

«Il tempio della Concordia ha resistito ai secoli; la sua linea snella lo approssima al nostro concetto del bello e del gradevole, e a paragone dei templi di Paestum lo si direbbe la figura d’un dio di fronte all’apparizione d’un gigante. Non è il caso di deplorare la mancanza di gusto con cui furono eseguiti i recenti, lodevoli tentativi intesi a conservare questi monumenti, colmando i guasti con un gesso di bianchezza abbagliante, tanto che il tempio ci si presenta, in notevole misura, come una rovina; eppure sarebbe stato così semplice dare al gesso il colore della pietra corrosa! Certo che a vedere come si sbriciola facilmente il tufo calcareo delle colonne e delle mura, c’è da meravigliarsi che abbia potuto resistere tanto a lungo. Ma appunto per questo gli architetti, sperando in continuatori altrettanto capaci, avevano preso certe precauzioni: sulle colonne si vedono ancor oggi i, resti d’un fine intonaco che doveva blandire l’occhio e insieme garantire la durata».

Foto: Ludvig1

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