Storia e tradizione delle Tonnare Siciliane.

  • Una importante pagina della tradizione marinara della Sicilia è stata scritta dalle tonnare.
  • La mattanza, tipica pesca del tonno, ha sempre avuto le caratteristiche di un rituale.
  • Le reti venivano organizzate in modo da imprigionare i tonni nelle tonnare: conosciamo meglio la loro storia.

Quando si parla della tradizione marinara della Sicilia, si pensa immediatamente anche alle tonnare. La pesca del tonno con la mattanza prima era molto diffusa in tutte le coste siciliane. Parliamo di una pratica di antica origine, perfezionata su larga scala con l’avvento degli arabi. Le reti si posizionavano fisse in mare, organizzandosi in modo tale da essere in prossimità della riva, per imprigionare i tonni nelle tonnare. Una pratica rozza e molto essenziale, di cui si hanno testimonianze già dal periodo bizantino e greco. Gli arabi perfezionarono la mattanza, nelle fasi in cui si sollevano i tonni e quindi vengono uccisi e lavorati.

La pesca del tonno in Sicilia

Il tonno arriva sulle coste siciliane in primavera e, ricostruendo la posizione delle tonnare storiche, si può anche ricostruire il percorso di questi pesci. I pescatori, capeggiati dal rais, attendono i banchi di tonni: gli uomini intonano la cialoma, un tipico canto – simile a una nenia – che invoca l’aiuto divino per la pesca. Reggono le ampie reti che intrappolano i tonni lì dove avviene la mattanza. Armati di arpioni e uncini catturano i pesci stremati, che vengono portati negli stabilimenti per essere lavorati. Oggi, a causa della diminuzione del pescato, molti stabilimenti sono stati dismessi. Quelli ancora in buono stato sono eccellenti esempi di archeologia industriale. Altre tonnare, invece, sono andate perdute. I tonni seguivano due percorsi. All’andata, nel viaggio primaverile, attraverso lo Stretto di Gibilterra arrivavano sulle coste della Sicilia per deporre le uova. In autunno, invece, risalivano le coste nel mare Ionio.

Da Trapani a Siracusa, le tonnare di Sicilia più famose

La più famosa tra le tonnare siciliane è quella di Favignana, costruita nella metà dell’Ottocento su iniziativa di Ignazio Florio. La commissionò all’architetto Giuseppe Damiani Almeyda. Lo stabilimento venne trasformato in un importante centro per la lavorazione del tonno, grazie anche all’introduzione dell’innovativa tecnica di conservazione sott’olio. Tra San Vito Lo Capo e la Riserva dello Zingaro, quindi sempre in provincia di Trapani, troviamo la Tonnara del Secco. È dismessa, ma non ha mai perso il suo fascino. Molto celebre è la tonnara di Scopello. Fu edificata non prima del XIII secolo e notevolmente ampliata dalla famiglia Sanclemente nel corso dei secoli XV e del XVI. Passò quindi alla Compagnia di Gesù e infine alla famiglia Florio. A Palermo c’è la Tonnara dell’Arenella, un tempo borgata di pescatori. Si tratta di un complesso dalla storia antica, risalente al Trecento. L’attività della lavorazione del tonno venne definitivamente chiusa nei primi anni del Novecento.

Cambiando decisamente zona, ci spostiamo nella Tonnara di Vendicari (Siracusa), di cui fa parte anche la Tonnara di Capo Passero. Ancora, va citata la Tonnara di Avola, che fu una delle più grandi della Sicilia sudorientale. L’edificio venne costruito nel 1633, in un’ottima posizione, al centro della costa meridionale di Siracusa, bagnato da Mar Ionio. La tonnara di Marzamemi ha costituito a lungo il fulcro dell’economia dell’area: vi si effettuavano due mattanze ogni giorno, una al mattino ed una nel primo pomeriggio.

Foto: Norbert Reimer

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