Il tempio di Giove Olimpio torna a risplendere.

  • Nel mese di marzo partiranno quattro cantieri sull’area del tempio di Zeus Olimpio, nel cuore della Valle dei Templi.
  • È uno degli interventi più importanti degli ultimi anni per il grande Parco archeologico di Agrigento.
  • In questo modo si potrà rileggere l’intera area del santuario.

Il Tempio di Giove Olimpio come non l’avete mai visto. Si prepara a splendere di nuovo una delle aree più significative della Valle dei Templi di Agrigento. Nel mese di marzo del 2021, infatti, partiranno i quattro cantieri dedicati al Tempio di Zeus Olimpio. In questo l’intera zona del santuario verrà riletta in una nuova luce, che farà risaltare il percorso che conduceva all’imponente altare dedicato al padre degli dei. L’intervento più scenografico sarà di certo quello del riassemblaggio della trabeazione  sorretta dai celebri telamoni, che erano 38 in origine. Si procederà anche con la musealizzazione delle parti dell’enorme statua che verrà sostenuta in piedi tramite una sottile lastra in acciaio corten con mensole di pochi millimetri. L’intervento inoltre garantirà una migliore conservazione degli elementi originali del telamone che sembrerà “sorgere” romanticamente tra le rovine dell’Olympieion.

Un invito a visitare Agrigento e la Sicilia

L’assessore regionale ai Beni Culturali e all’identità siciliana, Alberto Samonà, ha spiegato: “In questo momento i beni culturali della Sicilia sono in fermento. I Parchi archeologici e i musei, costretti a chiudere le porte dalle misure anti-Covid, stanno operando con massimo impegno per prepararsi alla riapertura con  ambienti più accoglienti e nuovi progetti ed emozioni. I cantieri che interessano l’area del tempio di Giove Olimpio nella Valle dei Templi e la valorizzazione del Telamone, sono un invito a visitare Agrigento e la Sicilia, per trasmettere al mondo una storia e un’identità profonda, che rendono unica la nostra terra”.

Il Telamone e l’Olympeion di Agrigento

Non si tratta della copia “distesa” tra i resti del Tempio di Giove Olimpio, ma delle parti di un altro telamone originale. Queste sono state ritrovate e ricomposte su rilievo di Heinz-Jurgen Beste dell’Istituto Archeologico di Roma che a sua volta ha lavorato sui disegni dell’archeologo Pirro Marconi. Lo studio dei resti architettonici ha raccontato il sito molto meglio che in passato. Tra i molti reperti catalogati ex novo, sono stati localizzati più di 90 frammenti che, per dimensioni e forma, appartengono chiaramente alle sculture del tempio, tra cui blocchi provenienti da almeno otto diversi telamoni.

Grande attesa c’è per il progetto che riguarda il Tempio di Zeus Olimpio, che un tempo doveva essere meraviglioso e più imponente del Partenone. L’Olympieion è crollato dopo un terremoto nel 1401 ed è stato del tutto sconquassato nel XVIII secolo, quando gran parte dei suoi blocchi di calcare furono utilizzati per costruire il molo di Porto Empedocle. Il telamone attualmente disteso all’interno della cella del tempio è una copia fedele della prima statua ricostruita su disegno di Charles R. Cockrell da Raffaello Politi agli inizi dell’Ottocento, che è oggi conservato al Museo archeologico. L’archeologo Pirro Marconi alla fine degli anni Venti aveva individuato i resti di sette telamoni; la campagna di studi e rilievi del Parco Archeologico, che procede dal 2005 oggi conta almeno otto statue.

Il direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi, Roberto  Sciarratta, ha spiegato: “L’area merita di essere recuperata e valorizzata, il pubblico presto la potrà visitare nella sua interezza: saranno chiusi gli accessi secondari e si potrà seguire un unico percorso di visita che dall’Olympieion condurrà ai resti dell’altare, liberato dai massi crollati durante gli scavi negli anni Venti, così da far riguadagnare la percezione del collegamento tra altare e tempio. I visitatori non si fermeranno alla Concordia ma saranno invogliati alla scoperta di tutta la collina dei Templi, fino al bacino della Kolymbetra”.

Il Telamone, posto su un basamento, sarà ricostruito nella zona a nord est del tempio, su un piano circa 6 metri più in basso del livello di camminamento. Sarà un bel colpo d’occhio che, comunque, non pregiudicherà l’intera visione dell’area, né di altri reperti particolarmente importanti. La ricostruzione della cornice del tempio, che permetterà di rendersi conto in maniera concreta delle dimensioni del santuario. Si prevedono nove mesi di lavori, completati entro l’anno. Sarà un cantiere aperto e i visitatori, non appena sarà possibile, potranno prenotarsi e accedere, seguendo il lavoro degli archeologi dal vivo.

Foto: Mboesch

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