‘a Turri, la frazione di Riposto.

  • Torre Archirafi borgo marinaro siciliano.
  • Da qui si ammira un paesaggio che spazia dall’Etna alla Calabria.
  • Ecco cosa lo rende unico.

Il nostro viaggio alla ricerca dei borghi marinari siciliani ci porta oggi a due passi da Riposto, in provincia di Catania. Qui c’è una piccola frazione dalla quale, nelle giornate terse, si ammira un paesaggio che abbraccia l’Etna e le sue pendici, quindi la costa reggina della Calabria. Si chiama Torre Archirafi, più affettuosamente ‘a Turri. L’antica torre difensiva risale al XIV secolo (secondo una lettera di re Martino datata 1406): si trovava nella spiaggia di Mascali, davanti la chiesa del borgo marittimo di Torre Archirafi. Giovanni Natoli Ruffo fu il primo duca di Archirafi. Restaurò la chiesa parrocchiale, cui diete il nome di Santa Maria della Lettera. Ed ecco come prosegue la storia.

Torre Archirafi borgo marinaro: la storia

Secondo il Villabianca la torre, distrutta dall’impeto del mare, fu ricostruita nel 1762 in un luogo più sicuro. Il problema è che nessuna nuova torre risulta costruita in quell’anno, né la vecchia fu mai restaurata come dimostra un dipinto di fine Settecento che la ritrae in rovina. Alla morte di Giovanni Natoli Ruffo, avvenuta nel 1769, gli succedette il cognato Francesco Moncada Natoli, che l’anno successivo rivendette la ducea e le proprietà a Placido Vanni Sitajolo dei Marchesi di Roccabianca. A partire dalla sua fondazione, Torre Archirafi borgo marinaro si popolò soprattutto di gente proveniente soprattutto da Acireale, Messina e Paternò. Nel 1815, con il distacco di Giarre dalla Contea di Mascali,   divenne parte del nuovo Comune sino a quando nel 1841 “Riposto e il borgo La Torre” ebbero anch’esse un proprio municipio. Cosa si ammira in questi luoghi? Scopriamolo subito.

Cosa vedere nella frazione di Riposto

L’abitato, nonostante l’espansione edilizia degli ultimi decenni, ha mantenuto abbastanza integro l’antico centro storico. Il cuore è rappresentato dalla Chiesa Madre e dal settecentesco Palazzo dei Principi Natoli, entrambi prospicienti il mare. La Chiesa di Santa Maria del Rosario, nata come cappella, fu inizialmente dedicata alla Madonna della Lettera, culto introdotto nella zona dai messinesi. Ridedicata alla Madonna del Rosario, è stata più volte restaurata sino a raggiungere l’aspetto attuale nella seconda metà dell’Ottocento. È sede parrocchiale dal 1922. La Torre Modò è risalente alla fine del XVI secolo, ma presenta una tipologia edilizia non riconducibile al modello camillianeo. Avrebbe più verosimile una origine medievale essendo visibili alcuni conci di terracotta databili all’epoca bizantina o araba, tra il VI e il X secolo. Discorso a parte deve essere fatto per la torre.

La sfortunata Torre di Archirafi

La torre di Archirafi, oggi non più esistente, faceva parte del sistema delle Torri costiere della Sicilia. Eretta per il respingimento delle incursioni angioine, successivamente svolse il ruolo di torre d’avviso contro le scorrerie turche ed i corsari barbareschi. Nel 1584, su indicazione dell’architetto fiorentino Camillo Camilliani, fu oggetto di un progetto di restauro. La torre descritta dal Camilliani era importante per l’economia del luogo, una grande torre ad impianto circolare con merli aggettanti, ed era ricompresa all’interno delle mura di un baglio.

Venne ancora citata da diverse fonti nel 1617, 1709 e 1720. Nel 1721 il feldmaresciallo Samuel Von Schmettau promosse una rilevazione di campagna topografica in Sicilia e la torre vi comparve. Non ebbe una buona sorte. Sprofondò per via dei bradisismi e il Di Maggio riporta che alla fine del XIX secolo venne demolita in parte. Gli ultimi resti storicamente accertati risalgono al sopralluogo dell’architetto palermitano Vincenzo Musso, nella sua Relazione per il territorio di Mascali e Giarre del 23 novembre 1816. Foto di Alqasar – Credits –  Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported.

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