"Questo appello ha una doppia finalità: trovare casi simili per allargare la responsabilità di Claudio Pinti e preservare la salute di chi ha avuto rapporti con lui, perché chi si attiva subito potrebbe avere un risvolto della malattia più contenuto". Il capo della squadra mobile di Ancona affronta il caso del presunto untore Hiv a "Chi l’ha visto?". L’agente ha ricostruito l’inquietante vicenda dell’uomo, che in un decennio avrebbe seminato il virus consumando rapporti sessuali non protetti con donne, uomini e transessuali.

Il presunto untore 36enne avrebbe rivelato di aver avuto rapporti con centinaia di persone, conosciute prevalentemente su internet. Gli inquirenti, peraltro, sarebbero convinti che l’autostrasportatore abbia contagiato volontariamente i partner. L'uomo, infatti, negava l'esistenza del virus e invitava a ignorare i sintomi ritardando l'inizio delle cure. Eppure di recente la sua compagna, con la quale aveva convissuto per 8 anni, sarebbe morta di Aids. Gli inquirenti stanno cercando di stabilire se il decesso sia da addebitare proprio a Pinti; in questo caso, potrebbe dover rispondere di omicidio volontario.

Davanti alle telecamere di "Chi l'ha visto?", il noto programma di Rai 3, una residente racconta: "Noi sapevamo che la sua compagna avesse un male incurabile, ma Claudio aveva minacciato un po’ tutti chiedendo di stare zitti riguardo a questa situazione". E la polizia batte forte proprio su questo tasto: "Chi ha avuto rapporti sessuali non protetti con Pinti non abbia paura di parlare e si metta subito in contatto con noi".