Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, torna al cinema con “…che Dio perdona a tutti”, film in sala dal 2 aprile distribuito da PiperFilm. Si tratta di un progetto che segna il ritorno dietro la macchina da presa di un autore capace di raccontare la Sicilia con uno sguardo personale, sospeso tra ironia e riflessione.
Il film nasce dal suo omonimo romanzo pubblicato da Feltrinelli e porta sul grande schermo una storia che unisce dimensione sentimentale e ricerca spirituale.
Al centro del racconto c’è Arturo, interpretato dallo stesso Pif, affiancato da Giusy Buscemi e Francesco Scianna. Nel cast anche lo spagnolo Carlos Hipólito e Maurizio Marchetti, con la partecipazione di Domenico Centamore.
Dalle pagine del romanzo al grande schermo
Il soggetto prende forma dal libro “…che Dio perdona a tutti”, primo romanzo dell’autore. La sceneggiatura, firmata da Pif insieme a Michele Astori, mantiene un forte legame con il testo originale, ma adatta la narrazione al linguaggio cinematografico.
Il risultato è una commedia che alterna leggerezza e introspezione, senza perdere il ritmo. I dialoghi conservano il tono diretto del romanzo, mentre le situazioni comiche trovano una nuova dimensione visiva.
Il film amplia il mondo narrativo già costruito sulla pagina e lo rende più concreto, anche grazie all’ambientazione siciliana, che resta centrale nella pellicola cinematografica.
La trama tra amore, fede e contraddizioni
La storia segue Arturo, agente immobiliare disilluso e profondamente legato alle piccole abitudini quotidiane, tra cui una passione evidente per i dolci. La sua vita cambia quando incontra Flora, interpretata da Giusy Buscemi. Lei rappresenta tutto ciò che a lui manca: una fede autentica e radicata.
Per conquistarla, Arturo decide di fingere una religiosità che non sente più sua. Da qui nasce un percorso fatto di contraddizioni, situazioni paradossali e momenti di riflessione.
Il protagonista si trova così a confrontarsi con il Vangelo e con una figura inattesa: un Papa immaginario, ispirato all’incontro reale che Pif ha avuto con Papa Francesco. Il film diventa così inevitabilmente anche un omaggio al Pontefice e al suo messaggio.

Il personaggio di Flora è il vero motore della storia. La sua fede non è mai ostentata, ma emerge nelle scelte e nel modo di vivere i rapporti. Giusy Buscemi costruisce una figura luminosa, credibile, capace di tenere insieme dolcezza e determinazione. Il rapporto con Arturo mette in scena un confronto diretto tra due visioni del mondo. Da una parte la ricerca sincera di senso, dall’altra la difficoltà di credere.
Tra gli elementi più originali del film c’è la presenza del Papa, interpretato da Carlos Hipólito. Il suo personaggio introduce una dimensione quasi surreale, ma resta funzionale allo sviluppo della storia. Attraverso questo incontro, il film affronta il tema della religione con leggerezza, senza banalizzarlo. I dialoghi tra Arturo e il Papa alternano ironia e riflessione, contribuendo alla crescita del protagonista.
Il film racconta anche una Palermo contemporanea, lontana dagli stereotipi ma attraversata da contraddizioni evidenti. Emergono le dinamiche di una borghesia che spesso si presenta come progressista, ma resta ancorata a logiche conservative. In questo contesto prende forma il tema della “fede di facciata”, contrapposta a una spiritualità più autentica.
Il lato più dolce del cambiamento
Davanti ai dolci siciliani è difficile mantenere il controllo: tra cannoli, cassate e sciù, anche i più razionali cedono facilmente. Nel film, i dolci non sono un semplice dettaglio folkloristico, ma un elemento concreto che definisce il protagonista. Arturo è legato in modo quasi istintivo alla ricotta e alle pasticcerie, che frequenta più per bisogno che per piacere.
È proprio in questo spazio quotidiano che la sua vita cambia: nella pasticceria di Flora, tra cannoli e cassate, non incontra solo sapori familiari, ma entra in contatto con una visione diversa della vita, fatta di fede vissuta e relazioni sincere.
I dolci diventano così un punto di passaggio nella storia: rappresentano la Sicilia più autentica e, allo stesso tempo, il luogo in cui nasce il sentimento e prende forma il percorso interiore di Arturo.
Cast, musiche e scenografie
Il film si regge su interpretazioni solide e ben calibrate. Pif conferma il suo stile, mentre Francesco Scianna offre una prova misurata e precisa. Carlos Hipólito, alla sua prima esperienza in italiano, riesce a costruire un Papa credibile pur partendo da una lingua non sua. Maurizio Marchetti aggiunge al racconto profondità, mentre Domenico Centamore regala un cameo incisivo.
Accanto ai protagonisti, il film include numerosi volti riconoscibili per il pubblico siciliano, da Lollo Franco a Rory Quattrocchi, fino ai cameo di Sergio Vespertino e Gino Carista.
Grande attenzione è stata dedicata alle scenografie. La pasticceria di Flora, ad esempio, appare curata nei minimi dettagli. Anche la città di Palermo viene mostrata in modo classico, ma mai stereotipato.
Le musiche di Santi Pulvirenti accompagnano il racconto con sonorità che richiamano il jazz, creando un contrasto interessante con le atmosfere quotidiane.
“…che Dio perdona a tutti” si inserisce nel percorso di Pif accanto a opere come La mafia uccide solo d’estate e In guerra per amore, questa volta, però, il focus si sposta dalla storia collettiva alla dimensione personale.
Il film lascia allo spettatore una domanda, che resta sospesa anche dopo i titoli di coda: quanto è autentico ciò in cui crediamo ogni giorno?
La risposta non arriva in modo diretto. Si costruisce passo dopo passo, seguendo Arturo tra errori, tentativi e cambiamenti, che hanno il sapore concreto della vita quotidiana, proprio come uno sciù mangiato senza pensarci troppo.
