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Certe scene non hanno bisogno di effetti speciali. Bastano un sorriso, un’amicizia autentica e un vassoio di arancini fumanti. Alla “Pennicanza”, Rosario Fiorello regala al pubblico un momento che profuma di Sicilia.

Accoglie Salvo La Rosa, volto amatissimo dell’isola, e in pochi istanti lo studio si trasforma in un piccolo angolo di casa, fatto di calore e complicità.

Il presentatore TV, da buon siciliano, non arriva certo a mani vuote. Porta con sé una guantiera di arancini, quelli a punta tipici del catanese, simbolo di una tradizione che si racconta da sola, senza bisogno di spiegazioni.

Il siparietto che segue è irresistibile e resta fedele alla più classica delle “dispute” isolane: “Noo, gli arancini ci ha portato, fate un primo piano amici della radio. Non ci posso credere, ma sono al burro”.

“Credo che siano al ragù questi qua”, replica Salvo La Rosa. Fiorello non perde l’occasione e scherza: “Uno dei nostri autori Bozzi di Palermo, appena sente la parola “arancini” diventa pazzo”.

La Rosa annuisce, con tono complice: “Lo so, lo so, per loro sono donne, sono femmine, sono le arancine. Sì, però, chiamiamoli arancinu e siamo a posto”.

Lo showman siciliano, chiude, poi, il siparietto con il suo stile inconfondibile: “Facciamo mangiare l’arancinu ai signori. Evviva gli arancini e le arancine siciliane” e fa partire l’Alleluja, gustandosi il suo arancinu ed esclamando con la sua solita ironia: “Vedo la luce”.

La puntata della “Pennicanza” diventa così qualcosa di più di un semplice momento televisivo. È una vera dichiarazione d’amore alla Sicilia, ai suoi sapori, alla sua ironia e a quella capacità unica di trasformare ogni incontro in un racconto da ricordare.

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