Arancina o arancino? Nuovo capitolo dell’annosa questione sempre viva in Sicilia. Adesso si inserisce nel dibattito anche l’Enciclopedia Treccani che, a quanto pare, starebbe “studiando” il sesso dell’arancina (o arancino). Il direttore Massimo Bray, sollecitato da Mario di Mauro (animatore dell’Istituto Terra e Liberazione), ha attivato una ricerca. L’obiettivo è quello di contribuire al progetto di una “nuova voce”.

Di Mauro, qualche anno fa, aveva inviato all’Accademia della Crusca una lettera per sostenere la tesi che l’arancino si declinasse al maschile, semplicemente perché in siciliano si dice “arancinu”. «In italiano può essere ridenominato – spiega Di Mauro a “La Sicilia” – ma, se è sicilianu, è come dico io».

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«Se il nesso logico-semantico con l’arancia è evidente, è utile ripeterci che deriva dall’arabo “naranj”, che innesta l’albero della lingua siciliana al tempo del nostro glorioso Emirato indipendente, e dai nostri giardini-oasi si irradia in Europa (in principio come pianta ornamentale).

Ora, se in lingua siciliana arcaica, interfacciata al sanscrito, le vocali sono tre: a, i, u, e la forza del neutro vi agisce in profondità, anche nella lingua araba le vocali fondamentali sono le stesse: a, i, u. Senza dilungarci in “labirinti semantici”, ci basta sottolineare che in lingua siciliana è altresì sedimentata la denominazione “al maschile” dei frutti dell’albero. Si dice “m’ammuccai n’aranciu” e, di conseguenza, “m’ammuccai n’arancinu”».

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