Patrimonio Unesco della Sicilia.

  • La Cappella Palatina di Palermo si trova all’interno del Palazzo Reale.
  • Venne costruita tra il 1130 e il 1143, per volere di re Ruggero II.
  • Fu una delle tappe del Grand Tour, amata e citata da molti, da Goethe a De Maupassant.

Esistono luoghi della Sicilia che bisogna visitare almeno una volta nella vita. Quei luoghi racchiudono secoli di storia e splendore artistico. Basta camminare al loro interno, per vivere un viaggio nel tempo e lasciarsi trasportare dai fasti del passato. Tra questi vi è, senza ombra di dubbio, la Cappella Palatina di Palermo, che dal 2015 è parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco, nell’ambito dell’Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale. Il nome “palatina”, significa “del palazzo”. Si trova, infatti, all’interno di Palazzo dei Normanni, il Palazzo Reale. Pensate che nel 2017 è stata inserita dal prestigioso Daily Telegraph nella classifica delle chiese più belle del mondo: è l’unica italiana presente nell’elenco, alla 14esima posizione (precede la Saint-Chapelle di Parigi). Avventuriamoci alla scoperta di questo gioiello.

Cappella Palatina di Palermo: quello che c’è da sapere

Fu realizzata per volere di Ruggero II d’Altavilla, primo re normanno di Sicilia, e fu utilizzata da quest’ultimo come cappella privata nel 1130. Un tempo il suo aspetto esteriore era molto diverso da quello che vediamo oggi. Della facciata originale non è rimasto quasi nulla, poiché è stata inglobata da costruzioni più recenti. originariamente sorgeva isolata, con l’abside rivolta a oriente, come vuole la tradizione bizantina. Quando si entra, si rimane stupiti per la magnificenza e per lo splendore dei mosaici.

Mosaici della Cappella di Palazzo dei Normanni

Gli suoi interni sono uno dei più alti esempi di integrazione fra architettura e arti figurative. La ricchezza dei decori è impressionante, specialmente nei mosaici bizantini che rivestono tutte le pareti in alto delle navate.  I mosaici più antichi sono quelli della navata centrale e della cupola. Risalgono al 1143. Il Pantocratore benedicente è realizzato secondo i più classici canoni bizantini e ricorda quello presente all’interno del Duomo di Monreale. A metà figura, con un lieve scarto della testa e delle spalle verso sinistra, ha addosso una tunica rosso scuro e un himation blu (capo di abbigliamento di origine greca), con una fitta rete di crisografie. Benedice con la mano destra, mentre con la sinistra mostra un libro con un passo del Vangelo di Giovanni. Negli interni della Cappella c’è molto altro da scoprire: proseguiamo.

Da citare anche il mosaico del battesimo di Cristo nel Diaconion. L’opera presenta una sorprendente stilizzazione delle onde. Nei pilastri e negli intradossi degli archi vi sono immagini di Santi e Padri della Chiesa.Ad arricchire l’insieme contribuisce anche il soffitto in legno della navata centrale, che presenta intagli e dipinti di stile arabo (muqarnas). In ogni spicchio sono presenti stelle lignee con rappresentazioni di animali, danzatori e scene di vita della corte islamica e del paradiso coranico. Passiamo adesso alle altre curiosità su questo luogo straordinario.

“La più bella che esista al mondo”

La Cappella Palatina sorse in un momento di grande creatività artistica, in cui operarono insieme maestranze di origine e sensibilità diverse. Il risultato fu un capolavoro che rispecchia la politica di tolleranza adottata da Ruggero II. Il Re volle mostrare l’incontro tra la cultura orientale e quella occidentale. Osservando attentamente il pavimento, vi si possono scoprire degli altri mosaici, non di vetro, ma di pietre come il porfido. Il pavimento è arabo e arabe sono anche le palmette stilizzate sulle pareti sopra le quali troviamo i mosaici bizantini. Guy De Maupassaunt, descrivendola, usò queste parole: «La Cappella Palatina, la più bella che esista al mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano ed eseguito da mani di artista».

Cosa rende unica la Cappella Palatina di Palermo

Si conservano quasi inalterati la straordinaria decorazione marmorea in opus sectile dei pavimenti e delle pareti, i mosaici bizantini del presbiterio (datati al regno di Ruggero II) e delle navate (datati invece al regno di Guglielmo I e a quello di Guglielmo II), le pitture islamiche dei soffitti lignei. La straordinaria macchina lignea a muqarnas, poligoni stellati e cupolette della navata centrale, è unica nel suo genere: le decorazioni dipinte costituiscono il più vasto complesso di pittura islamica di età medievale che si sia conservato. In uno spazio attiguo all’edificio sacro sono custodite una serie di arredi e suppellettili, ostensori e reliquiari entrati in possesso del clero palatino nel corso dei secoli, costituenti quello che fu, sin dall’epoca medievale, il Tesoro della Cappella Palatina.

Molto interessante è anche il candelabro monolitico, alto poco più di 4 metri, che ancora oggi viene utilizzato Il giorno di Pasqua. È in marmo bianco, diviso in cinque ordini, e poggia su quattro leoni che azzannano uomini e bestie. I leoni sono il simbolo dei normanni. Al cento del candelabro vi è Cristo, raffigurato con la barba, che siede su un cuscino  e tiene in mano un libro. Ai suoi piedi si trova la figura di un uomo vestito da ecclesiastico, probabilmente lo stesso Ruggero II. Chiudiamo con una piccola curiosità: al di sotto della Cappella Palatina vi è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, definita la sua “cripta”. Foto: Vaido Otsar –  CC Attribution-Share Alike 4.0.

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