Il Castello della Zisa di Palermo deve il suo nome all’arabo al-ʿAzīza, ovvero “la splendida”. Sorgeva al di fuori delle mura della città, all’interno del parco reale normanno, il Genoardo (dall’arabo Jannat al-arḍ ovvero “giardino” o “paradiso della terra”). Questo che si estendeva con splendidi padiglioni, rigogliosi giardini e bacini d’acqua da Altofonte fino alle mura del Palazzo Reale.

La storia del Castello della Zisa

Le prime notizie sul Palazzo della Zisa, indicano il 1165 come data d’inizio della costruzione, sotto il regno di Guglielmo I (detto “Il Malo”). Nel 1166, anno della morte di Guglielmo I, la maggior parte del palazzo era stata costruita.  L’opera fu portata a termine dal suo successore Guglielmo II (detto “Il Buono”) (1172-1184).

Nel tardo Medioevo la struttura fu trasformata in fortezza. La maggior parte degli studiosi concorda nel fissare al 1175 la data di completamento dei lavori del solatium reale.

Fino al XVII secolo il palatium non venne sostanzialmente modificato. Significativi interventi di restauro si ebbero negli anni 1635-36, quando Giovanni de Sandoval e Platamone, acquistò la Zisa, adattandola alle nuove esigenze abitative. Fu aggiunto un altro piano, chiudendo il terrazzo, e si costruì, nell’ala destra del palazzo, secondo la moda dei tempi, un grande scalone, resecando i muri portanti e distruggendo le originarie scale d’accesso.

Il Castello della Zisa

Nel 1806, la Zisa pervenne ai Principi Notarbartolo, che ne fecero propria residenza effettuando diverse opere di consolidamento, quali il risarcimento di lesioni sui muri e l’incatenamento degli stessi per contenere le spinte delle volte. Venne trasformata la distribuzione degli ambienti mediante la costruzione di tramezzi, soppalchi, scalette interne e nel 1860 fu ricoperta la volta del secondo piano per costruire il pavimento del padiglione ricavato sulla terrazza.

Nel 1955 il palazzo fu espropriato dallo Stato, ed i lavori di restauro, iniziati immediatamente, vennero poco dopo sospesi. Dopo un quindicennio d’incuria ed abbandono nel 1971 l’ala destra, compromessa strutturalmente dai lavori del Sandoval e dagli interventi di restauro, crollò.

Il progetto per la ricostruzione strutturale, il restauro filologico e la fruizione, venne affidato al Prof. Giuseppe Caronia, il quale, dopo circa vent’anni di appassionato lavoro e rilettura integrale, nel giugno del 1991, restituì alla storia, uno dei monumenti più belli e suggestivi della civiltà siculo normanna.

Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco, come parte dell’Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

L’Architettura della Zisa

Il castello fu residenza estiva dei re e ancora mantiene quel senso di spazio e relax ulteriormente rafforzato dalla presenza dell’imponente vasca d’acqua e dei suoi caratteristici zampilli.

L’altezza totale dell’edificio si sviluppa su tre livelli, marcati all’esterno da sottili cornici e da archi ciechi a incasso. Al centro del piano terreno, in asse con il portale principale, si trova l’ambiente di rappresentanza o «Sala della Fontana», sala a iwan di tipo islamico.

Questa costituisce, di fatto, il cuore nevralgico di tutto il palazzo. È aperta sul vestibolo attraverso un ampio arco ogivale sorretto da colonne binate ai lati delle quali sono i resti dell’epigrafe in stucco con il nome del palazzo e il riferimento a Guglielmo II.

Tutta la sala è ornata con mosaici decorativi e tarsie marmoree in opus sectile, ampie nicchie voltate a muqarnas e un raro pannello di mosaico bizantino con temi profani e iconografie islamiche.

In molte sale sono esposti alcuni significativi manufatti di matrice artistica islamica provenienti da paesi del bacino del Mediterraneo.

Tra questi sono di particolare rilevanza le eleganti musciarabia (dall’arabo masrabiyya), paraventi lignei a grata, composti da centinaia di rocchetti incastrati fra di loro a formare, come merletti, disegni e motivi ornamentali raffinati e leggeri. Presenti anche utensili di uso comune o talvolta di arredo (candelieri, ciotole, bacini, mortai) realizzati prevalentemente in ottone con decorazioni incise e spesso impreziosite da agemine (fili e lamine sottili) in oro e argento.

La leggenda dei Diavoli della Zisa

Il Castello della Zisa è legato a una interessante leggenda. Nell’arco d’ingresso alla Sala della Fontana, su una volta, sono raffigurate delle creature mitologiche che rappresentano delle divinità olimpiche tra cui Giove, Nettuno, Plutone, Giunone, Mercurio, Venere e Marte.

Secondo la tradizione, non si tratta di divinità, ma di diavoli che custodiscono un tesoro di monete d’oro, nascosto nel palazzo. Il mito narra che chiunque cerchi di contare l’esatto numero dei diavoli non ci riesca per via del loro continuo mescolamento che impedisce di contarli.

Stanso a un altra leggenda, inoltre, chi fissa per troppo tempo i diavoli della Zisa nel giorno dell’Annunziata, 25 marzo, ad un certo punto vedrà muovere le code o storcere le bocche. Ancora, si dice che i giorni di vento intenso a Palermo siano causati dall’uscita dei diavoli dal castello che portano con sé l’aria fresca del palazzo stesso.

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