01Come capire se un prodotto è davvero buono? Come essere sicuri che rispetti tutte le norme agricole di produzione? Basta seguire alcune semplici regole per capire che cosa stiamo realmente acquistando, e mangiando.

1)      I prezzi bassi sono anche indice di bassa qualità
Tutto dipende anche dal luogo di produzione geografica, che influenza i costi di produzione; ma quando ci si ritrova davanti ad un olio d’olia extravergine da 4 euro, non si sta comprando l’olio giusto. I costi che attestino il completo rispetto delle normative produttive e agronomiche, si ritrovano in quei prodotti che costano dai 5 euro in su, con un tetto massimo posto a 9 euro a bottiglia.
Oltre ai costi di frangitura e imbottigliamento, bisogna infatti tenere conto di quanto costa mantenere la piantagione; per non parlare dei costi di etichettatura, trasporto e in alcuni casi anche di promozione pubblicitaria, costi che non arriverebbero a giustificare un prezzo a bottiglia più basso.
 

2)      L’alta qualità è garantita dalle piccole produzioni
Acquistare direttamente dalle piccole e medie imprese agricole, o direttamente dalle associazioni dei produttori, può servire a raggiungere l’obiettivo desiderato: un prodotto di qualità a chilometro zero, un prodotto cioè che viene ricavato dalla materia prima presente sul territorio; un risultato che si traduce in sostegno per le imprese locali e dunque per la propria regione, oltre al fatto che è un ottimo modo per sostenere l’economia di un intero Paese, dato che sono molte le grandi imprese olearie che spesso acquistano olio all’estero. Questo perché per soddisfare il fabbisogno dell’intera popolazione, non sarebbe possibile fare affidamento solo sui propri uliveti, soprattutto in situazioni, come quella di quest’anno, di scarso raccolto. Molto spesso, inoltre, gli uliveti non sono neanche a disposizione delle grandi aziende, le quali gestiscono soltanto un marchio, conosciuto ai più.

Spesso quindi andare al supermercato significa acquistare un marchio, più che un prodotto; sostenere le piccole produzioni locali significa anche assicurare un cibo migliore per sé e per la propria famiglia. Spesso gli organi competenti non riescono a raggiungere tutti i facinorosi, i controlli non sono sufficienti, ed è per questo che deve entrare in campo la consapevolezza del consumatore.

È del febbraio 2002 una puntata del noto programma televisivo “Report” che richiamava all’attenzione tutti i consumatori di olio extravergine d’oliva, dichiarando come siano molti i grandi produttori che prendono il loro olii da altri Paesi; olii che spesso non sono nemmeno extravergine, e forse neanche d’oliva, e che entrano in Italia in condizioni igieniche pessime.

Qualità quindi non significa solo costi ragionevoli, ma anche proprietà organolettiche specifiche, che spesso vengono associate anche a standard di sicurezza particolari e rigidi, a cui le aziende devono attenersi per poter dichiarare che il loro è un olio extravergine. Caratteristiche che si possono ottenere solo con spese ingenti e dunque attraverso un obbligatorio, per quanto minimo, ricarico sui consumatori, a fronte di un investimento sull’economia e sulla salute.

Autore | Enrica Bartalotta