di Nando Cimino

 Le mangiamo quasi tutto l'anno; ma vuoi mettere il piacere di gustarne il sapore proprio all'arrivo dei primi freddi e magari accompagnate con un buon bicchiere di vino novello!? Parliamo delle stigghiòle; tipico cibo da strada siciliano che, soprattutto a Palermo, troviamo quasi ad ogni angolo. “Stigghiòli stigghiòli cauri cauri su” questa la classica abbanniata dei stigghiulàra che, soffiando sulla brace ed avvolti da una spessa nube fumosa, richiamano i sempre numerosi clienti. La stigghiola, mi disse una volta un anziano signore, non si mangia ma si pistìa; ed è probabilmente vero. Si; perché in piedi o negli improvvisati tavoli posti accanto alle griglie, questo cibo in realtà si divora quasi con ingordigia. E così un giorno, affascinato da tanto “folklore”, oltre che il palato ho voluto saziare anche la mia curiosità andandomi a documentare su cosa significasse la parola stigghiòla. Ebbene questa volta non c'entrano i francesi e nemmeno gli arabi bensì, come ci fanno sapere gli studiosi, greci e latini che, sulla nostra lingua siciliana, hanno lasciato segni numerosi ed indelebili. Infatti la parola siciliana stigghiòla ritrova la sua etimologia, ma personalmente ho qualche dubbio, in extilia che, nella antica lingua dei romani dicono indicasse proprio l'intestino. E siccome ho citato anche il verbo pistiàri, eccovi pure la sua radice etimologica che, secondo me, potrebbe anche ricondurci alla prima; essa fa infatti riferimento ad estiao o ancor meglio ad Estìa. Era quest'ultima una divinità greca, presente però anche tra i romani, il cui ruolo principale era quello di tutelare il focolare domestico e tutto ciò che stava al suo interno; con anche il suo gioioso banchettare. E siccome la parola stigghiòla a parti interiori comunque si riferisce, nulla mi vieta di pensare che anche extilia possa essere collegata alla stessa Estìa che diverrebbe quindi radice comune sia di stigghiòla che di piastiari. A questo punto comunque, se oltre alla vostra curiosità ho stimolato anche il vostro appetito, sapete cosa mangiare!
 
Foto di Giuseppe Manto