La Festa di Sant’Agata è la ricorrenza più importante della città di Catania. Ogni anno, all’inizio del mese di febbraio, il capoluogo etneo dedica alla sua patrona una grande festa.

Un fercolo d’argento, chiamato “a vara”, custodisce le reliquie della santa e viene instancabilmente portato in processione da centinaia di cittadini.

Al seguito vi sono undici “cerei” o “cannalori”, alte colonne di legno che rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri della città. Nell’aria risuona il grido unanime della devozione: “Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti?”.

La Storia della Festa di Sant’Agata

Le origini della venerazione di Sant’Agata risalgono al 252, anno successivo a quello del martirio di Agata. Subito, dunque, il popolo nutrì una grande devozione per la giovane. Per quanto riguarda i festeggiamenti, invece, il discorso è un po’ diverso. Si pensa, infatti che le celebrazioni per Sant’Agata abbiano preso il posto di una festa preesistente, probabilmente quella delle dea egiziana Iside. Durante l’età pagana, a quanto pare, si celebrava una festa in cui la statua di una donna, con al seno un bimbo, veniva trasportata trionfalmente per la città.

Foto di Melania Millesi

La prima occasione per celebrare ufficialmente Sant’Agata arrivò quanto tornarono a Catania le sue spoglie, che erano state trafugate. Il 17 agosto del 1126, durante la notte, i cittadini si riversarono in strada per ringraziare Dio di aver fatto tornare, dopo 86 anni, le spoglie della martire. La data, ancora oggi, viene ricordata con una processione più piccola dello scrigno e del busto reliquiario per le vie del centro.

I festeggiamenti assunsero una forma più vicina a quella odierna nel 1376, con la costruzione della “vara”: così iniziarono le processioni per le vie della città. In un primo momento si portava in processione soltanto il velo della Santa, poi alla festa religiosa se ne affiancò una più popolare, voluta dal Senato e dalla cittadinanza, e alle liturgie si affiancarono spettacoli di natura diversa. Fino quasi alla fine del Seicento, la festa si svolse in una sola giornata, quella del 4 febbraio.

Dal 1712 le giornate dei festeggiamenti divennero 2. Oggi, la Festa di Sant’Agata a Catania dura dal 3 al 5 febbraio.

La storia di Agata

Agata nacque intorno al 230 d.C., da una famiglia di nobili catanesi di religione cristiana. Catania era sotto la dominazione romana, che perseguitava chiunque professasse il cristianesimo. Nonostante le difficoltà, Agata decise da giovane di consacrarsi a Dio.

Foto di Melania Millesi

Tra il 250 e il 251 d.C. divenne proconsole Quirino che, a quanto pare, se ne innamorò. Venuto a conoscenza della sua volontà, le ordinò di rinnegare la fede e adorare gli dei pagani. Al rifiuto, Quirino la affidò alla cortigiana Afrodisia, allo scopo di corromperne lo spirito e la fede, ma Agata non cedette e Afrodisia rinunciò all’incarico.

Quirino avviò un processo, convocando Agata al palazzo pretorio, quindi la fece chiudere in carcere. Dopo diversi giorni di digiuno, ebbero inizio le torture fisiche. L’ultima delle torture fu un letto di tizzoni ardenti: mentre il corpo di Agata veniva martoriato dal fuoco, però, il velo rosso, simbolo della sua consacrazione a Dio, non bruciava. La giovane morì in carcere, il 5 febbraio del 251.

Il corpo venne imbalsamato e avvolto in un velo rosso che, si narra, fermò più volte la lava che minacciava la città. In seguito ai prodigi miracolosi, fu proclamata santa. Il corpo, inizialmente seppellito nelle catacombe della collina di San Domenico, fu poi portato nella chiesa di Santa Maria di Betlemme. Tra il IV e il V secolo venne trasferito alla chiesa di Sant’Agata la Vetere. Nel 1040 le reliquie furono trafugate e portate a Costantinopoli.

Nel 1126 due soldati dell’esercito bizantino le sottrassero e le consegnarono al vescovo di Catania, Maurizio, nel castello di Aci. Il 17 agosto 1126 rientrarono a Catania. Sono ancora conservate nella Cattedrale di Sant’Agata, il Duomo della città.

Tutte le foto sono di Melania Millesi

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