Per quasi quarant’anni, Franco e Ciccio hanno fatto sorridere e ridere il pubblico con la loro comicità sana, semplice, pulita. Il duo, composto da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, è stato protagonista di ben 116 film e ha goduto di grande notorietà tra gli anni Sessanta e Settanta. Ancora oggi, rappresentano due tra gli artisti siciliani più amati e conosciuti di tutti i tempi.

La collaborazione iniziò nel 1954 e si concluse con la morte di Franco Franchi, nel 1992. L’esordio cinematografico avvenne nel 1960, con il film “Appuntamento a Ischia”, mentre l’ultimo film insieme fu “Kaos”. Come tutti i grandi “amori”, anche il loro non fu privo di litigi, allontanamenti e riavvicinamenti.

I film di Franco e Ciccio vennero bollati dalla critica come opere minori, ma il pubblico non fu dello stesso parere. Spesso le loro erano parodie dei grandi titoli del momento, che venivano premiate da importanti riscontri di pubblico e incassi notevoli. Erano realizzati in fretta e con pochi mezzi, erano spesso privi di una sceneggiatura vera e propria e aperti all’improvvisazione. Di migliore fattura furono i lavori diretti da Lucio Fulci. I due attori lavorarono anche con registi importanti, come Pier Paolo Pasolini e i fratelli Paolo e Vittorio Taviani.

All’attività in teatro e al cinema, affiancarono anche quella in televisione e in radio. Non sono mancate neanche le esperienze nel mondo della musica.

La storia di Franco e Ciccio

Nelle vicinanze di piazza Venezia, a Palermo,  Franchi si esibiva nella “posteggia” cioè uno spettacolo all’aperto in cui attirava l’attenzione della gente con una grancassa, raccogliendo i soldi con un cappello prima di esibirsi. Cercava di inserirsi nell’ambiente teatrale frequentando un locale dove altri artisti si ritrovavano e dove c’era anche Ingrassia, già attore noto ma ancora povero. Anche Ciccio però ammirava Franco, ritenendolo pieno di buone potenzialità.

Nel 1954 la compagnia teatrale di Pasquale Pinto si spostò da Napoli a Palermo. Un attore, Nino Formicola, si ammalò e il capocomico Giuseppe Pellegrino si doveva occupare di sostituirlo. La scelta cadde su Ciccio. Ingrassia, però, era tornato a lavorare come tagliatore-modellista di calzature e inizialmente rifiutò. Propose di contattare Franco. Pellegrino non era convinto della scelta, in quanto avrebbe dovuto ingaggiare uno sconosciuto che non era neanche un vero attore: contropropose a Ciccio di ingaggiarli insieme. A questo punto entrambi furono assunti dalla compagnia.

Franco e Ciccio avrebbero dovuto solo interpretare la canzone Core ‘ngrato, ma Franco propose una variante: Ciccio avrebbe cantato, mentre lui lo disturbava. Mentre preparavano lo spettacolo, Ingrassia aiutò molto Franchi. Debuttarono in un teatro di Castelvetranbo e lo sketch ebbe grande successo. Iniziò così una fruttuosa collaborazione artistica.

Lavorarono molto in teatro, così come per il cinema. Un problema che dovettero affrontare e inizialmente non riuscirono a calcolare fu quello della risposta del pubblico all’umorismo. A teatro, le battute possono essere inframmezzate da pause più o meno lunghe, ovviamente secondo la risposta del pubblico in termini di applausi o risate. Nel cinema manca una risposta immediata e sta al regista stabilire come e quando mettere delle pause. La condizione di Franco e Ciccio, che erano solitamente mal diretti, impose loro di trovare una soluzione: per questo parteciparono a molte prime in mezzo al pubblico, fino a quando non riuscirono a trovare i tempi giusti.

L’ispirazione

La principale ispirazione di Franco e Ciccio furono Stanlio & Ollio. L’idolo di Ciccio, da giovane, era Totò: lo andò a vedere, durante uno spettacolo a PAlermo e ne rimase molto colpito, al punto da prendere molti spunti per i suoi personaggi. Ammirava molto anche Danny Kaye e Charlie Chaplin.

Franco invece ammirava e considerava il re della comicità Buster Keaton, che considerava anche migliore di Chaplin. Il suo sogno era quello di recitare al suo fianco e ci riuscì nel 1966. Nei primi anni di teatro, Franco fu spesso accostato a Jerry Lewis. Veniva definito anche il suo omologo italiano, e per un periodo il comico aiutò la pubblicità cercando di assomigliargli oltre che nello stile comico anche nell’aspetto fisico.

Franco e Ciccio inoltre ammiravano molti loro colleghi contemporanei: Peppino De Filippo, Erminio Macario, Raimondo Vianello, Luigi Pavese, Aldo Fabrizi, Akim Tamiroff e Misha Auer.