01Giacomo da Lentini (o Jacopo) è stato un noto poeta italiano del XIII secolo. Capostipite della cosiddetta ‘Scuola Siciliana’, a lui è stata attribuita l’invenzione del sonetto.

Nato a Lentini, in provincia di Siracusa attorno al 1210, Giacomo era un funzionario alla corte di Federico II di Svevia, e comandante del castello di Garsiliato, sulla strada per Mazzarino. A lui sono state attribuite 16 canzoni di schema metrico vario, e 22 sonetti, che scrisse nel periodo di massimo splendore della Scuola Poetica Siciliana, tra il 1233 e il 1241.
Federico II, sovrano illuminato e mecenate delle arti, ebbe infatti il desiderio di promuovere, presso la sua corte, la nascita di una ‘scuola’, ovvero di una corrente letterario-filosofica, volta allo sviluppo del volgare siciliano.

Nacque così la Scuola Siciliana, che non ebbe mai pretese accademiche, ma l’obiettivo di far fiorire una cultura poetica all’interno del Regno delle Due Sicilie, prima pietra posata da Federico II nell’ambito di promozione delle arti, che si completò con l’inaugurazione dello Studium, nucleo originario costitutivo dell’Università che a Napoli porta il suo nome. La Federico II fu infatti la prima università regia non di matrice religiosa; nonché la prima istituzione didattica di tipo laico d’Italia e Occidente.

Giacomo da Lentini, insieme ad altri notabili del tempo come Pier delle Vigne, Rinaldo d’Aquino e l’Abate di Tivoli, diede dunque il via a una poesia in siciliano colto, tratta dai temi in quel periodo in voga presso le corti provenzali; ma la lirica che narra le gesta amorose di cavalier serventi, tipiche della canzon cortese, viene analizzata da Giacomo secondo un punto di vista totalmente nuovo, moderno: psicologico e sentimentale. Il linguaggio utilizzato era una sorta di provenzale misto a latino e volgare, epurato dei termini meno aulici.

Noto è il componimento “Meravigliosamente”, incentrato sulla figura provenzale del Fenhedor, che, non in grado di comunicare i propri forti sentimenti alla donna che ama, soffre segretamente scrivendo per lei poesie d’amore. Del Lentini risultano celebri anche il “Madonna, dir vi voglio” e due sonetti in tenzone, giunti a noi tramite la trasposizione fatta dal toscano, nel manoscritto “Vaticano Latino 3793”, un canzoniere che racchiude la poesia laica del Duecento, da Cielo d’Alcamo a Dante stesso, passando per Jacopo da Lentini e ad altri maestri della Scuola Siciliana.

Il gusto per la scrittura semplice e limpida, valsero al da Lentini una citazione dantesca nel “De vulgari eloquentia”.

Autore | Enrica Bartalotta