Il viaggio alla ricerca delle più belle leggende di Sicilia ci ha portato oggi in provincia di Messina. La leggenda del cieco ingannato è legata al Monte Mojo ed è stata raccontata da Anton Giulio Filoteo d’Amedeo, grande storico di Castiglione di Sicilia. Di questa storia si legge anche nei testi di Giuseppe Pitrè.

Il comune di Mojo Alcantara lega il suo nome al fiume che lo bagna. Questo è servito soprattutto a distinguerlo da altri omonimi paesini italiani, che si trovano in provincia di Bergamo e Salerno. Il nome “Mojo”, invece, deriverebbe da “maggio” o “mòdio”, cioè un recipiente con il quale si usava misurare il grano.

Lo storico Anton Giulio Filoteo d’Amedeo, vissuto nel 500 a Castiglione di Sicilia, fa risalire questo nome alla leggenda popolare del “cieco ingannato”. Secondo questo racconto, c’era un signore che imbrogliava il fratello cieco nel ripartire il raccolto di grano e che venne fulminato. Il lampo incenerì non solo lui, ma anche il raccolto, formando così un’enorme piramide di terra bruciata con la quale, per l’appunto, si identifica il cratere etneo di Monte Mojo.

La denominazione di «Mojo», però, potrebbe anche derivare dall’arabo «Moiah», con riferimento alle acque «limpide ed abbondanti» del fiume Alcantara. Sia nel moggio di grano che nelle acque limpide ed abbondanti è insito il concetto di fertilità, probabilmente con riferimento alla generosa Piana di Mojo che ogni anno riesce a dare agli agricoltori del luogo una grande quantità di frutta ed ortaggi.