La leggenda di Gratteri.

  • Nel piccolo centro del Palermitano sono custodite quattro spine della corona di Cristo.
  • Si trovano in un prezioso reliquiario d’argento, finemente cesellato e sigillato.
  • Qualcuno, anticamente, provò a rubarle: ecco cosa gli è successo.

Non tutti lo sanno, ma nel piccolo centro di Gratteri viene conservato un tesoro d’inestimabile valore religioso: quattro spine della corona di Cristo. Sono custodite in un prezioso reliquiario d’argento, finemente cesellato e sigillato. Pare che esse sin dal XIII secolo XIII, siano state nel paesino siciliano oggetto di grande culto e devozione. Diversi studiosi sono concordi sulla loro autenticità e sull’origine: sarebbero state portate da Gerusalemme dal conte Ruggero I d’Altavilla, il quale, insieme al padre Tancredi, aveva preso parte alla prima crociata. Non mancano le tesi discordi, ma ciò che è certo è che le SS. Spine rappresentano una preziosa reliquia per la cittadina di Gratteri. Proprio ad esse è legata la leggenda del cosiddetto miracolo del vento, tramandata ai gratteresi per circa cinque secoli, anche se i riferimenti in essa riscontrati danno l’impressione che ci troviamo di fronte ad un fatto realmente accaduto.

Il racconto

Si racconta che, intorno al 1400, un sabato notte, due ignoti forestieri si fossero introdotti furtivamente nella Matrice Vecchia, sottraendo la teca contenente le Spine. Commesso il furto sacrilego e dopo aver superato le balze dietro la chiesa, nel “Cozzo della Scala”, da dove stavano per imboccare la strada che conduce a Collesano, un impetuoso vento di scirocco li costrinse a buttarsi per terra, per evitare d’essere sbattuti contro i precipizi adiacenti. Avvinghiati l’uno all’altro, passarono la notte così, costretti alla totale immobilità a causa del vento. In quella posizione furono trovati la mattina seguente, di buon’ora, dai contadini che si recavano in campagna.

I due malcapitati si meravigliarono, poiché i contadini non sentivano il vento che infuriava, mentre essi ne sentivano tutta la sua forza. Avvicinandosi per sollevarli da terra, i contadini notarono che sotto la giacca di uno dei forestieri c’era qualcosa. Riconosciuta la preziosa teca, gliela tolsero per riportarla in chiesa. Come per incanto il vento cessò immediatamente agevolando i due ladri a svignarsela verso il loro paese. Era la prima domenica di maggio.

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