Cosa rende speciale la Madonna del Castello di Palma di Montechiaro?

  • Continua il viaggio alla scoperta delle leggende siciliane più belle.
  • Oggi facciamo tappa a Palma di Montechiaro, la città dell’Agrigentino resa celebre dal Gattopardo.
  • Nel Castello Chiaramontano è custodita una statua molto particolare.

Palma di Montechiaro, la città del Gattopardo, sorge su una collina poco distante da Agrigento. Fu fondata nel 1637 da Carlo Caro Tomasi, in una posizione incantevole. Tra le attrattive della cittadina c’è anche il prezioso Castello Chiaramontano, diventato santuario della Madonna che qui si venera. Chiamata Madonna del Castello, ha il titolo ufficiale Maria Montis Claris e Maria Madre della Divina Misericordia.

All’interno della piccola cappella è custodita la statua della Madonna del Castello, affettuosamente chiamata “a bedda Matri du Casteddu“. Il simulacro è in marmo e ha un manto dorato. Insieme alla Vergine c’è Gesù Bambino. È un’opera dell’artista palermitano Antonello Gagini e risale al XVI secolo. Oltre alla purezza e alla bellezza dei lineamenti del viso, presenta una caratteristica molto particolare: ha una leggenda tutta sua. In realtà, si può dire che le leggende siano due, poiché ce ne sono due versioni.

Due leggende per la Madonna di Palma di Montechiaro

Si narra che i turchi, intorno alla seconda metà del 1500, assalirono il Castello. Erano alla ricerca di tesori e portarono via proprio la statua della Madonna. All’improvviso, però, quella statua divenne talmente pesante, che dovettero abbandonarla in mare. Prima di lasciarla, però, la vollero oltraggiare, distruggendo la testa della Madonna del Castello e di Gesù Bambino. Subito la statua fu ripescata e riportata indietro per essere restaurata. Esiste anche una seconda versione della leggenda. Secondo quest’altro racconto la statua, sottratta dai vicini abitanti di Agrigento, fu riportata dai palmesi nel castello dopo una lunga e furibonda lotta. Ad avvalorare tale fatto è il nome dato ad un corso d’acqua che da allora fu indicato come il ” vallone della battaglia “.

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