“Fari lu strattu” era – ed è ancora – una delle attività tipiche dell’estate siciliana.

Angela Marino ci racconta i suoi ricordi di una stupenda attività, che ancora si tramanda da una generazione all’altra.

Nei piccoli centri non era raro vedere ampi contenitori rettangolari in legno con sponde piuttosto basse (maiddri = madie), piene di pomodoro messo ad asciugare per la strada, accanto alle porte dei pianterreni, o nell’astracu (terrazza) o nel finistruni (balcone). I miei lo facevano in campagna, nel periodo di villeggiatura. Si iniziavano i lavori prima di ferragosto: mio padre tirava fuori dalla cantina un paio di  vecchi “trispa di lettu ranni” ( supporti in ferro su cui venivano poggiate le tavole dei letti matrimoniali), li sistemava in un posto ben soleggiato  e vi poggiava sopra una serie di maiddri vuote.

Poi andava a raccogliere, aiutato dal contadino, due o tre carteddri (specie di gerle in canne e giunco) di pomodoro scelto tra quello ben maturo e non troppo acquoso e le portava a casa. Da questo momento la preparazione sarebbe passata esclusivamente nelle mani delle donne, infatti il pomodoro veniva lavato, sgocciolato ben bene e steso ad asciugare nelle maiddri, poi si doveva scegliere tra due metodi: cuocere il pomodoro in pentoloni e poi passarlo e lasciarlo asciugare al sole, o preparare lo strattu tutto a crudo. I miei generalmente optavano per quest’ultimo metodo che era più lungo ma più naturale.

Appena il pomodoro era completamente asciutto, veniva scrafazzatu ( rotto, schiacciato con le mani senza usare coltello o altro arnese tagliente) e poi lasciato a macerare al sole per alcuni  giorni. Quando appariva “cotto” al punto giusto, si passava all’operazione centrale di tutto il procedimento: la culatura (la spremitura del pomodoro: venivano preparati  grandi sculatura (passapomodoro) rettangolari, con le pareti in legno e il fondo in zinco bucherellato, in modo che l’interno risultasse ruvido  e un po’ tagliente.

Leggi anche > Come fare l’astrattu di pomodoro

A noi bambine veniva dato un passapomodoro normale in alluminio, quello che serviva tutti i giorni per fare lu sucu (la salsa di pomodoro) e noi eravamo felici di poter così partecipare all’evento. I culatura venivano appoggiati sui bordi delle maiddri e riempiti di pomodoro e le signore, a mani nude, cominciavano a strizzarlo con forza, fino a ridurlo ad un pastone dall’apparenza assolutamente asciutta, ma a questo punto c’era sempre qualche signora, la più forzuta del gruppo, che si offriva di daricci l’urtima stringiuteddra ( dare l’ultima strizzatina). E, come per miracolo, dal culaturi usciva un ultimo, cremosissimo fiotto di succo.

Quando erano ben asciutte le pellicine del pomodoro venivano buttate in una bagnera (grande bacinella) in zinco, che mio padre avrebbe sotterrato lontano da casa per evitare invasioni d’insetti. Alla fine la passata di pomodoro veniva salata, stesa in uno strato sottile sulla maiddra e lasciata ad asciugare al sole per diversi giorni, avendo cura di rimescolarla spesso con un cucchiaio di legno.

I contadini, e anche i miei genitori, ci hanno spesso raccontato di quando, nel periodo della seconda guerra mondiale, un aereo, scambiando forse il rosso dello strattu per segnalazioni militari , aveva bombardato li maiddri terrorizzando tutto il vicinato e riducendole ad un colabrodo da cui fuoriusciva il pomodoro comu si fussi sangu)…

Quando il pomodoro appariva bello asciutto, tale da potersi staccare dalla maiddra senza lasciare sporco, veniva ridotto il grandi pagnotte che venivano poi conservate in burnii di crita (anfore di terracotta a collo largo smaltate generalmente di giallo e decorate con motivi verdi), aromatizzate con qualche foglia di basilico e ricoperte da un sottile strato d’olio che li avrebbe isolati dagli agenti esterni, poi chiuse con una pampina di viti (foglia di vite) e un grande tappo di sughero.

Lo strattu sarebbe stato utilizzato durante l’inverno, quando non c’era più modo di avere pomodoro fresco, per fare l’immancabile pasta c’u sucu ed altri manicaretti.

di Angela Marino

Foto da Video