L’allarme degli archeologi e le parole di Vittorio Sgarbi, sulla preoccupazione per i concerti al Teatro Greco di Siracusa. Nei prossimi mesi il pubblico di big come Elisa, Claudio Baglioni e Gianna Nannini riempiranno un edificio che ha ben 2.300 anni, con un impatto di cui non si conoscono le conseguenze.

No ai concerti rock al Teatro Greco di Siracusa

Fabio Caruso, archeologo del Cnr, spiega all’AGI: «Se, da una parte il presidente della Regione, Nello Musumeci, trova disdicevole una installazione di arte contemporanea davanti al tempio di Segesta, come può trovare normale che si tenga un concerto rock in una cavea del III secolo avanti Cristo?».

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha detto a SiracusaNews: «Non è un problema di conservazione del bene, ma di rispetto dei luoghi. I teatri storici non sono luna park, ma posti sacri che vanno tutelati nella loro identità».

Quindi ha aggiunto: «Io sono d’accordo per la musica classica al teatro greco, ma no ai concerti rock, perché il pubblico rock è più caotico e meno attento».

«Tanto per fare un esempio: anni fa, dopo un concerto rock all’Arena di Verona, sono state trovate tante bottiglie di birra abbandonate tra quelle pietre storiche. Chi va a sentire la musica classica, invece, generalmente ha un atteggiamento più tranquillo. è anche una questione di sicurezza».

Sempre parlando con l’AGI, Fabio Caruso ha spiegato: «C’è una lunghissima diatriba sull’uso degli edifici teatrali antichi, ma sono sconfortato, come molti colleghi, quando alle nostre perplessità qualcuno risponde che concerti del genere si fanno anche all’Arena di Verona e nel Teatro antico di Taormina».

«Esistono due tipi di edifici: quelli in elevato e quelli scavati nella roccia. L’Arena di Verona, tra i primi, conobbe i primi restauri addirittura nel Rinascimento; lo stesso Teatro di Taormina era, prima del restauro delle gradinate del 1959, una ‘scucchiaiatura’ nel terreno: quel restauro è stato ripreso, dopo usi e abusi, qualche anno fa, e i gradini sono moderni».

«Il Teatro greco di Siracusa, invece, è costruito in ‘negativo’: scavato interamente nella roccia, nel calcare tenero, bianco, e ha iscrizioni importantissime. Non tutti i teatri antichi, dunque, sono uguali».

Oggi il Teatro greco di Siracusa si utilizza principalmente per le rappresentazioni classiche dell’Inda, «che ha maestranze esperte e sa con cosa ha a che fare – dice Caruso -. Inoltre, una rappresentazione classica rientra nell’identità del teatro. E ha un pubblico particolare. Nel caso di un concerto rock, come quello di Gianna Nannini, ci si deve aspettare che il suo pubblico salti e balli sui gradini mentre lei canta ‘Quest’amore è una camera a gas’».

«Il Teatro Greco di Siracusa è fragile e ‘irrestaurabile’; qualsiasi danno per abrasione a quel teatro non è più recuperabile. A Taormina ci sediamo sulle pietre del 1960; a Siracusa le pietre sono di 2.300 anni fa».

Una polemica, quella sui concerti al Teatro Greco di Siracusa, che non sembra si potrà spegnere presto e che, soprattutto, non è nuova. Alcuni anni fa, ad esempio, un comitato di cittadini siracusani, guidato dall’archeologa Flavia Zisa, chiese alla Sovrintendenza aretusea i dati sullo stato di salute del Teatro Greco. Quei dati non sarebbero mai arrivati.

«Non è la prima volta che si parla di aprire a questi spettacoli – dice all’AGI Zisa – e io non sono contraria in linea di massima. Il rock può anche non essere più invasivo del melodico, ma è importante avere a disposizione i dati sullo stato di conservazione del monumento, che non possiamo rischiare di perdere neanche per un battito di ali di farfalla».

«La soprintendenza dica se sono state fatte prove di decibel e di resistenza; esponga i parametri entro i quali il monumento può sopportare l’impatto di un determinato spettacolo. E questo vale sia per il teatro Greco che per Ortigia».

Foto: Stefan Brending – Licenza.

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