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Cosa rende il pane di Ramacca così speciale? Il viaggio alla scoperta della Sicilia ci porta oggi nella cittadina in provincia di Catania: il legame tra le gente di questi luoghi e il grano è antico.

La storia

Secondo la mitologia greca, sarebbe stata Demetra a donare all’uomo i cereali. Già dai tempi dello storico Diodoro Siculo, la Sicilia era considerata la patria del grano: qui cresceva spontaneamente il “triticum villosum” che, attraverso la coltivazione, si sarebbe trasformato nel “triticum sativum” utilizzato per la panificazione.

La superficie agraria del territorio di Ramacca è in gran parte utilizzata per la coltivazione del grano: quello che oggi si utilizza per la panificazione è il risultato di selezioni sperimentate nel corso dei secoli e, con una certa scientificità, agli inizi del Novecento. Lo scopo era ottenere elevate produttività, anche con climi aridi come quello della Sicilia.

Negli anni Venti si iniziò a coltivare a Ramacca un tipo di grano duro resistente alla siccità, di alto stelo. Questo prese il nome della contrada Margherito, una delle più produttive.

Bisogna comunque dire che ogni terreno ha il suo frumento. Durante gli anni Trenta del secolo scorso si continuò a sperimentare, creando grani sempre più adatti a pastificazione e panificazione. Tra questi ci sono il Russello, la Timilia, la Capeiti e il Senatore Cappelli: proprio quest’ultimo viene chiamato a Catania Margherito, o Bidì.

La farina derivata da questo grano viene impastata a mano con il lievito naturale e l’acqua di fonte, quindi si cuoce nel forno in pietra, riscaldato a legna. Il risultato è il delizioso pane di Ramacca, dolce e compatto, che continua a rendere famoso la cittadina.

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