Il nostro viaggio alla ricerca delle parole siciliane più particolari ci porta oggi in spiaggia. Avete mai sentito qualcuno pronunciare la parola bromu? Si tratta, purtroppo, di un termine ormai in disuso, che solo in pochissimi utilizzano.

Il significato non è esattamente intuitivo: vuol dire medusa. Secondo alcuni, in realtà, più che la medusa indicherebbe ciò che non è pesce, ma viene preso dalle reti dei pescatori. Ovviamente il significato può variare da una zona all’altra della Sicilia, così come accade in molti altri casi. L’etimo è incerto, ma potrebbe provenire dal greco brómos.

Il fatto che certe parole siciliane abbiano un’origine incerta, le rende ancora più interessanti. Spesso ci siamo soffermati su quei termini che non si utilizzano più, ma che magari meriterebbero di essere recuperati. La lingua siciliana è molto bella e vanta un’interessante storia.

Il siciliano non deriva dall’italiano, ma – al pari di questo – direttamente dal latino volgare. Costituì la prima lingua letteraria italiana, già nella prima metà del XIII secolo, nell’ambito della Scuola siciliana. Anche l’UNESCO riconosce al siciliano lo status di lingua madre, motivo per cui i siciliani sono descritti come bilingui, e lo classifica tra le lingue europee “vulnerabili”.

Inoltre la lingua siciliana potrebbe essere ritenuta una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, che all’articolo 1 afferma che per “lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue … che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato”.

Alcuni studiosi asseriscono che il siciliano sia la più antica lingua romanza, ma tale ipotesi non è diffusa nel mondo accademico.

Fonte