Il 9 maggio del 1978 Peppino Impastato veniva ucciso dalla mafia a Cinisi, nel Palermitano. Sono passati 41 anni da quel delitto che ha scosso le coscienze e oggi Peppino è più che mai un simbolo della lotta alla mafia e all’illegalità. Riportiamo, oggi, la sua citazione più famose.

«Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore».

Chi era Peppino Impastato

Giornalista e attivista italiano, nacque da una famiglia mafiosa: il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista. Lo zio e altri parenti erano mafiosi. Il cognato del padre era il capomafia del paese Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Alfa Romeo Giulietta imbottita di tritolo.

Peppino ruppe presto i rapporti con il padre, che lo cacciò di casa. Iniziò un’intensa attività politico-culturale antimafia.

Nel 1978 si candidò nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni provinciali, ma non fece in tempo a sapere l’esito delle votazioni. Dopo vari avvertimenti che aveva ignorato, nel corso della campagna elettorale venne assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio.

Venne inscenato un attentato, per distruggerne anche l’immagine, in cui la stessa vittima apparisse come suicida, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo gli elettori di Cinisi votano comunque il suo nome, riuscendo ad eleggerlo simbolicamente al Consiglio comunale.