A Palermo esiste una Porta del Tempo. Per trovarla, bisogna andare in un luogo unico nel suo genere: la Sala del Calendario, ambiente privato del Convento di San Domenico: qui, all’interno di un’ampia sala, c’è un magnifico affresco a parete di un calendario liturgico, realizzato nel 1723. Il dipinto è caratterizzato dal motto “Ianua Temporu Perpetua”, cioè Porta Perpetua del Tempo.

La Sala del Calendario prende il nome proprio dal singolare affresco, realizzato su una delle pareti della sala, che incornicia in modo spettacolare quella che verosimilmente è la porta d’accesso alla sala attigua. Il calendario liturgico perpetuo scandisce temporalmente le ricorrenze più importanti del mondo cristiano, a partire dalla Pasqua di Resurrezione.

Il calendario copre un arco temporale che va dall’anno 1700 al 2192 e anche oltre. È un’opera di Benedetto Maria del Castrone, frate domenicano, matematico e illustro astronomo. L’affresco è pensato come un grande frontone classicheggiante: simboli, lettere e numeri attinenti a procedimenti matematici e calcoli astronomici, vengono disposti in un ordine ben preciso, suggestivo, ma misterioso.

A cosa serve la Porta del Tempo?

L’utilità principale del calendario era quella di riuscire a calcolare la data della Pasqua.

La regola principe che si adotta per calcolare la data fu stabilita nel 325 durante il “Concilio di Nicea”, voluto dall’imperatore romano Costantino. Durante il Concilio si decise che da quel momento in poi la Pasqua fosse celebrata la prima domenica successiva al plenilunio dopo l’equinozio di primavera, che si fissò al 21 di marzo di ogni anno.

Ancora oggi il calendario riprodotto dal Castrone permette, attraverso un preciso algoritmo di riuscire a determinare la ricorrenza pasquale secondo la regola nicena ma anche tenendo conto di ulteriori aggiustamenti e correzioni adottati poi con la successiva riforma gregoriana del calendario.

Interpretare tutti i simboli dell’affresco è possibile, ma bisogna trovarsi in compagnia di un esperto: basta osservare l’insieme dell’opera. Dal 2010 l’associazione Itiner’ars ha approfondito gli studi e l’interpretazione dell’affresco del Calendario e ne ha promosso la valorizzazione, anche attraverso visite straordinarie, guidate e pubbliche.