Camminando lungo la via Libertà di Palermo, facendo una piccola deviazione in piazza Edison, si nota immediatamente un  profondo pozzo all’aperto, chiuso da sbarre di ferro. Guardandolo, si rimane colpiti per la sua presenza ed è impossibile non domandarsi quale sia la sua storia. Il pozzo è un vero e proprio reperto archeologico, nonostante venga considerato di scarso valore.

La sua storia recente comincia nel 1931. Dopo secoli di oblio, rivide la luce durante la costruzione del quartiere Matteotti, quindi venne recintato. A svelarne le origini fu l’appassionato di archeologia e speleologia Alfredo Salerno. Questi ipotizzò che fosse di fattura sicana, vista la presenza di alcune iscrizioni – originariamente intraducibili. Grazie al contributo di un professore dell’Università Orientale di Napoli, Berguinot, le iscrizioni vennero attribuite ai Cartaginesi.

La storia del pozzo di piazza Edison

L’ipotesi più accreditata vede il pozzo scavato verosimilmente dai Sicani e divenne di uso comune nel periodo delle guerre romano-puniche. I contingenti cartaginesi lo usarono intensamente e ne fortificarono l’assetto, scavando molto in profondità.

Sul fondo del pozzo v’è una galleria naturale dentro cui stava l’acqua di sorgive sotterranee, che in alcuni periodi dell’anno giungeva a riempirlo quasi fino in cima. Durante il dominio romano divenne approvvigionamento per gli schiavi che lavoravano nelle miniere e nelle cave. Veniva anche utilizzato per irrigare le piantagioni dei patrizi nel circondario.

Col passare dei secoli, il pozzo venne dimenticato. Rimase circondato dal verde delle campagne per molti secoli, utilizzato di rado. Anche Anche Edgardo Natoli, figlio di Luigi, nel suo romanzo “Gli ultimi Beati Paoli”, ne parla come di un sito utilizzato dalla famosa setta.

Si è spesso teorizzato che al di sotto del pozzo vi fossero cunicoli di fattura sicana usati dai cristiani come catacombe, che giungevano sino all’odierna Via Sampolo e anche all’odierno Borgo Vecchio.

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