La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, chiamata più comunemente “La Gancia“, è una celebre chiesa del centro storico di Palermo. Si trova nel quartiere della Kalsa, in via Alloro, in un contesto ricco di storia e architetture affascinanti. Molto vicina c’è la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, che ospita diverse opere di pregio.

La Chiesa della Gancia è nota per il suo soffitto ligneo ed è annessa a un omonimo convento.

La Gancia Storia

Nei primi decenni del Quattrocento i Padri Osservanti Riformati di San Francesco avevano fondato il convento di Santa Maria di Gesù, dove vivevano la regola francescana. Il convento era distante dalla città, quindi avevano bisogno di un luogo che vi fosse più vicino, nei pressi del mare. Sarebbe stato una “Gancia“, appunto, per i frati che giungevano da lontano o ne avessero avuto bisogno.

La costruzione della Chiesa di Santa Maria degli Angeli ebbe inizio, grazie a donazioni e lasciti, nel 1485 e andò avanti fino al 15587. All’esterno le linee e le decorazioni sono di gusto gotico ispanizzante.

Cosa vedere nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Vi si accede attraverso due portali in stile gotico, risalenti alla metà del Cinquecento. Sul portale secondario vi è un bassorilievo che rappresenta la Vergine degli Angeli, inserita in una cornice quadrata.

La chiesa ha subito, nei secoli, diverse trasformazioni: oggi risalta la decorazione del XVII secolo. Ha un’unica navata, con 16 cappelle laterali. Si ammirano ancora alcune strutture originali: una finestra rettangolare, l’arcata di un loggiato e il portico orientale del convento.

Il soffitto a cassettoni, puntellato di stelle decorative del XVI secolo, copre la grande navata. Le cappelle laterali sono ricche di opere d’arte pittoriche e scultoree di numerosi artisti siciliani e stranieri Antonello Crescenzio, A. Grano, Giuseppe Albina, detto il Sozzo, P. Novelli, Vincenzo da Pavia, Antonello Gagini, Giacomo Serpotta e tanti altri.

La Buca della Salvezza

Al convento della Gancia sono legati i moti della rivolta antiborbonica del 1860, La Rivolta della Gancia. Dal suo campanile, suonando la campana a stormo e inalberando una bandiera sul campanile, il 4 aprile, si diede il segnale per l’insurrezione. Sul lato della chiesa di via Alloro, inoltre, si trova la cosiddetta “Buca della Salvezza“.

La Buca della Salvezza è per l’appunto una buca, un foro, scavato sul lato esterno del transetto sulla via Alloro, da Gaspare Bivona e Filippo Patti, due patrioti, che nel 1860, per sfuggire alle milizie borboniche, si rifugiarono all’interno del convento fingendosi morti e nascondendosi sotto alcuni cadaveri di altri patrioti uccisi dai borbonici.

Spinti dalla fame i due patrioti scavarono un foro verso l’esterno e, richiamando l’attenzione di alcune donne che si trovavano in un basso di fronte, chiesero il loro aiuto: queste per distrarre i borbonici inscenarono una lite e grazie alla collaborazione di un carrettiere, che li fece fortunosamente salire su un carretto colmo di paglia, i due patrioti riuscirono, infine, a mettersi in salvo.

Sino agli anni Sessanta dello scorso secolo era ancora usanza popolare recarsi in pellegrinaggio davanti alla buca per chiedere grazie.

Foto: Effems

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