Nella storia recente della città di Catania esiste una interessante vicenda, che forse in pochi conoscono: la storia dell’autobus rosa, Concettina. Era l’autunno del 1960: ogni mattina gli operai e le operaie che lavoravano nella zona industriale utilizzavano la linea 27. Tra un capolinea e l’altro vi era molta ressa e molti giovanotti approfittavano della confusione.

Se tra alcune coppie venivano scambiate effusioni consenzienti, lo stesso non si può dire per alcuni giovani malintenzionati: alcune ragazze, infatti, si trovavano ad affrontare molestatori e disturbatori. Capitava, a volte, che all’interno della linea 27 qualche ragazza strillasse contro il “corteggiatore” di turno, intimandogli di non disturbarla più.

All’improvviso la linea 27 fu divisa per “generi”. L’autobus rosa era riservato alle donne, quello solito agli uomini. Agli operai, al capolinea del 27, venne spiegato da un agente di polizia: “Le donne possono salire per prendere posto, ha affermato un brigadiere, gli uomini sono pregati di attendere l’arrivo dell’altra vettura. A momenti sarà qui, oggi viaggerete separati”.

A raccontarlo è il siciliano Franco Sampognaro. La folla pensò fosse un cambiamento momentaneo, ma non fu così. Qualcuno provò a protestare, soprattutto chi condivideva il tragitto con fidanzate e consorti.

L’autobus delle donne venne soprannominato “Concettina“, quello degli uomini “coi baffi”. Il percorso era identico, ma prima di partire si controllava che non ci fossero infiltrati.

Dopo qualche mese, tutto tornò alla normalità, con lo stesso autobus per tutti. La notizia dell’autobus rosa, tuttavia, fece molto scalpore, non solo in Italia, ma anche all’estero. “Sicilianos Fogosos”, arrivò a intitolare un giornale argentino.

Foto: Rita Lombard