Quantu è laria la mè zita testo e significato.

  • Una canzone popolare siciliana per riderci su.
  • Lungi dal voler essere un’offesa alla bellezza delle donne o, alle donne in generale, questo brano folkloristico si propone come un leggero intrattenimento.
  • A dimostrazione del fatto della sua innocenza, la cantano tutti indistintamente: uomini e donne.

La musica tradizionale della Sicilia offre canzoni di ogni tipo. Nel corso dei secoli, gli autori hanno saputo cogliere lo spirito della nostra terra, sotto ogni punto di vista. I canti più intensi e viscerali hanno sempre convissuto con quelli leggeri e scanzonati. Le canzoni siciliane esprimono tanto la sofferenza, quanto la leggerezza che solo le note e i versi più divertenti possono dare. Il brano Quantu è laria la mè zita appartiene sicuramente all’elenco di quelli che riescono sempre a strappare una risata. Nonostante il titolo e il testo, non va considerata in alcun modo un’offesa alle donne o una presa di posizione contro una donna considerata brutta. La donna che viene descritta avrà anche qualche difetto, ma ciò non le impedisce di fare sorridere e portare allegria.

Certo, la conclusione non lascia molti dubbi: dato che è ricca o porta una buona dote, va bene anche se chi canta non la ritiene molto bella. Diciamo che il mondo è sempre andato allo stesso modo, da questo punto di vista, vero? Ciò non toglie che il brano sia amato, indistintamente, da uomini e donne, che si divertono a cantarlo. Questa tipica canzone siciliana è talmente apprezzata e versatile che, a seconda dei diversi paesi, vengono aggiunte strofe sempre più divertenti. Avete mai sentito, ad esempio, il verso: “O cuncursu ri cucina a scanciaru pì mappìna” (Al concorso di cucina l’hanno scambiata per uno strofinaccio”)?

Testo e traduzione Quant’è laria la me zita

Quantu è laria la me’ zita,
malanova di la so’ vita!
Ahi! laria è, cchiù laria d’idda non ci n’è!

Havi i capiddi tisi tisi,
ppi spirughiarli ci voli un misi
Havi l’occhi quantu un purtusu,
unu apertu e l’autru chiusu.
Havi l’aricchi granni granni,
parunu chiddi d’o liofanni.

Havi lu nasu ca pari ‘n pagghiaru
quannu chiovi mi ci arriparu.
Havi la facci lintiniusa,
pari na papira cca nirvusa.
Havi li denti a rattalora,
unu dintra e l’autru fora.

Havi li spaddi ca pari na cascia,
una cchiù auta e una cchiù vascia.
Havi la panza ca pari na vutti,
quannu camina fa ridiri a tutti.
Havi li peri a chichiricò,
quannu camina fa si e no.

Havi li jammi a cucciddatu,
quannu camina s’abbia di latu.
Havi la vucca china china,
cu ddi scagghiuni è ‘na ruvina.

Ma di sordi n’havi assai
ca cummogghiunu li guai.
Ahi! bedda è! Chiù bedda d’idda non ci n’è!

Quanto è brutta la mia fidanzata,
accidenti a lei!
Ahi! brutta è, più brutta di lei non ce n’è!

Ha i capelli tesi tesi,
per pettinarli ci vuole un mese.
Ha gli occhi quanto un buchino,
uno aperto e l’altro chiuso.
Ha le orecchie grandi grandi,
sembrano quelle dell’elefante.

Ha il naso che sembra un pagliaio,
quando piove mi ci riparo.
Ha la faccia lentigginosa,
sembra una papera nervosa.
Ha i denti a grattugia,
uno dentro e l’altro fuori.

Ha le spalle che sembra una cassa,
una più alta e l’altra più bassa.
Ha la pancia che sembra una botte,
quando cammina fa ridere a tutti.
Ha i piedi a chichiricò,
quando cammina fa si e no.

Ha le gambe a buccellato,
quando cammina si butta di lato.
Ha la bocca piena piena,
con quei molari è una rovina.

Ma di soldi ne ha assai
che coprono i guai.
-Ahi! bella è! Più bella di lei non ce n’è!

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