Dalla Sicilia a Bergamo, Riccardo Munda cura il Covid.

  • Dall’inizio della pandemia non ha smesso di visitare i pazienti in casa.
  • Originario del nisseno, lavora in provincia di Bergamo da anni.
  • Ogni giorno riceve telefonate fino a tarda notte e prende appuntamenti anche con chi non è tra i suoi assistiti.

La storia del dottor Riccardo Munda è una storia fatta di professionalità e grande sensibilità. Questo medico di origini siciliane, nato in provincia di Caltanissetta, lavora in provincia di Bergamo. Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, lavora in prima linea e ha salvato migliaia di vite facendo assistenza a domicilio. Ogni giorno, fino a tarda notte, riceve telefonate e prende appuntamenti anche con persone che non rientrano tra i suoi assistiti. Si sposta anche in luoghi lontani dalla provincia di Bergamo. Ha 39 anni ed è medico di famiglia a Selvino e Nembro, due dei paesi più colpiti dalla prima ondata di contagi. Il dottore non ha mai smesso di visitare i pazienti nelle loro case, arrivando anche a curare persone a Torino e Brescia. Attraverso il passaparola, tante persone lo hanno conosciuto e lo contattano.

In un’intervista al Corriere della Sera, Riccardo Munda racconta: «L’altro giorno sono andato in un paese vicino a Torino. Ho visitato una signora, una malata oncologica, che era arrivata a 92 di saturazione. Ora sta meglio e mi benedice”. Tra i territori di Selvino e Nembro, ha circa 1400 assistiti. Da quelle parti nessuno dei suoi pazienti è mai finito in ospedale, né è mai morto per Coronavirus.

Da Mazzarino a Bergamo

Il dottor Munda è nato a Mazzarino (Caltanissetta). Terminati gli studi, ha fatto domanda per guardia medica in alcune province della Lombardia. È stato contattato dall’Asl di Bergamo e lavora lì da quasi 7 anni. Si è sempre trovato molto bene. Con l’emergenza Coronavirus, ha continuato a fare il suo lavoro, andando a casa dei pazienti: «Visite tutti i giorni e assistenza domiciliare integrata – racconta al Corriere -. Terapie personalizzate con i farmaci più adatti, a cominciare dagli antibiotici combinati tra loro, mucolitici e ossigenoterapia dove serve e poi l’aiuto di un’infermiera per le flebo della reidratazione. A Selvino e Nembro abbiamo una ragazza, Sara, che si è fatta in quattro per non lasciare indietro nessuno. Senza di lei non avremmo ottenuto quei risultati. È una procedura faticosa; rischiosa, certo, perché puoi infettarti, ma funziona. E invece a casa le persone sono morte perché non sono state assistite per giorni e giorni».

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