Ritorna anche quest’anno l’appuntamento con la Sagra della Manna di Pollina, dedicata a uno dei prodotti più preziosi di Sicilia. Giunta alle XXXII edizione, è in programma domenica 1 settembre, a partire dalle ore 17, nel centro storico della cittadina in provincia di Palermo.

La manna è la linfa estratta dalla corteccia di alcune specie di piante del genere Fraxinus (frassini), in particolare Fraxinus ornus (orniello o frassino da manna). È un prodotto tipico siciliano, come tale è riconosciuto e rientra nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) stilato dal ministero delle politiche agricole e forestali (Mipaaf).

Il programma della Sagra della Manna

Si comincia alle ore 17, con la presentazione del libro “Borghi di Sicilia”, in piazza Duomo. Alle ore 19 aprono gli stand degustativi, con assaggi di piatti tipici, sia dolci che salati, a base di manna. Il ticket per la degustazione costa 5 euro. Alle 21, infine, è la volta di Riccardo Termini (vincitore de La Corrida) e i Kantaluna in concerto, al Teatro Pietra Rosa.

In occasione della manifestazione, il Museo della Manna è aperto dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 21.

La Manna, tesoro della natura

La coltivazione del frassino da manna risale presumibilmente alla dominazione islamica (IX-XI secolo d.C.); il più antico documento che menziona la manna risale al 1080 in un diploma del vescovo di Messina.

Leandro Alberti, nella sua «Descrittione di tutta Italia» del 1577, parla della manna che veniva raccolta nella città di Thuri Sibarite.
Nel 1505 di Piero Del Riccio-Baldi, insigne umanista (Firenze 1465 – ivi 1507) nel suo «De honesta disciplina» dice: Ai nostri tempi è molto stimata quella che chiamano la manna calabrese. La Sicilia divenne la maggiore produttrice nella seconda metà dell’Ottocento.

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Oggigiorno la coltivazione è limitata a poche zone della Sicilia, precisamente solo al territorio di Pollina e Castelbuono, con una superficie coltivata stimata nel 2002 a circa 3200; ha qui l’ultima generazione di frassinicoltori che mantiene in vita il prezioso patrimonio colturale e culturale legato al mondo dell’antico mestiere dello “Ntaccaluòru”.

In alcuni centri fino agli anni ’50 la manna costituiva la base dell’economia locale per i frassinicoltori locali. Il fenomeno che ha spinto le nuove generazioni a preferire il lavoro in città, anziché l’agricoltura, ha contribuito fortemente all’abbandono della coltura della manna.

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