Ritorna anche quest’anno un magico spettacolo della natura, che si ripete ogni estate. “E scorre la manna dai frassini”, ci ricorda il Comune di Pollina su Facebook. “È lo spettacolo unico della natura, che si ripete ogni estate, grazie alle sapienti mani dei nostri frassinocoltori che ci regalano ancora l’oro bianco delle Madonie”. La manna è un prodotto tipico siciliano molto prezioso, riconosciuto come tale e inserito nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali.

 

La manna è la linfa estratta dalla corteccia di alcune specie di frassino. In particolare, la coltivazione del frassino da manna risale presumibilmente alla dominazione islamica (cioè IX-XI secolo d.C.). Il documento più antico in cui se ne fa menzione risale al 1080: è un  diploma del vescovo di Messina.

Leandro Alberti, nella sua Descrittione di tutta Italia del 1577, parla della manna che veniva raccolta nella città di Thuri Sibarite. Nel 1505 di Piero Del Riccio-Baldi, insigne umanista (Firenze 1465 – ivi 1507) nel suo De honesta disciplina dice: “Ai nostri tempi è molto stimata quella che chiamano la manna calabrese”. La Sicilia divenne la maggiore produttrice nella seconda metà dell’Ottocento.

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La coltivazione, oggi, è limitata a poche zone della Sicilia, precisamente solo al territorio di Pollina e Castelbuono, con una superficie coltivata stimata nel 2002 a circa 3200; ha qui l’ultima generazione di frassinicoltori che mantiene in vita il prezioso patrimonio colturale e culturale legato al mondo dell’antico mestiere dello “Ntaccaluòru”.

In alcuni centri fino agli anni ’50 la manna costituiva la base dell’economia locale per i frassinicoltori. Il fenomeno che ha spinto le nuove generazioni a preferire il lavoro in città, anziché l’agricoltura, ha contribuito fortemente all’abbandono della coltura della manna.

Questa preziosa linfa è riconosciuta come Presidio Slow Food ed è per questo che è stato redatto un disciplinare di produzione, che ne garantisce qualità e provenienza.