Fresche acque e ingegno antico: storia delle Sorgenti del Gabriele.

  • Ad est dell’Aeroporto di Boccadifalco di Palermo sorge un tesoro sotterraneo da scoprire.
  • Si tratta di un luogo dalle atmosfere suggestive, che ancora oggi rifornisce l’acquedotto del capoluogo.
  • Grazie a queste acque la civiltà araba di Palermo ha costruito splendidi giardini.

Non si finisce mai di scoprire la città di Palermo. Proprio quando si pensa di sapere più o meno tutto in merito alla sua storia, ecco che arriva qualcosa di nuovo a stupirci. Il luogo che visitiamo oggi si trova nei pressi dell’aeroporto di Boccadifalco, ai piedi della strada conosciuta come la “conigliera”. Qui si trovano le Sorgenti del Gabriele, gestite dall’Amap. Si possono tranquillamente definire un “tempio dell’acqua” dalla storia molto antica. Nei quaderni del marchese di Villabianca, si fa risalire il nome “Gabriele” al termine arabo “Al Garbal”, che significa “grotta irrigante”. Sarebbero state note già nel X secolo: l’acqua, oltre che per gli usi domestici, si impiegava anche per il funzionamento dei mulini. Il sito, da un punto di vista geologico, è costituito da quattro sorgenti di contatto, nelle quali l’acqua sgorga tra le rocce, per naturale deflusso. L’alimentazione della falda arriva dal massiccio Sagana-Monte Cuccio.

Il luogo in cui si trovano le sorgenti è coperto da volte di mattoni e si caratterizza per una piacevole frescura e per il fruscio delle acque, che costituiscono una specie di laghetto. Lo scenario è molto suggestivo, con cunicoli che passano sotto gli archi. Scendendo ancora un po’, si può accedere al canale del Gabriellotto, in cui l’acqua è alta trenta centimetri. Attraverso stretti cunicoli si giunge alla fonte Cuba, dove l’acqua affiora dalle rocce e, proseguendo, si arriva alla Sorgente Gabriele. Si può visitare anche la fonte Nixio, con l’acqua più bassa e cristallina, che affiora dal fondo, formando bolle d’aria.

Storia delle Sorgenti

Le prime notizie scritte sulle Sorgenti del Gabriele di Palermo risalgono ai primi del Settecento. Prima erano a cielo aperto, immerse nella vegetazione. L’acqua, oltre che per uso domestico, era impiegata per i mulini della città a per alimentare i bacini artificiali della Zisa e della Cuba. Rosario La Duca parla di mulini nell’attuale zona della Zisa, che sfruttavano le acqua del Gabriele. Quando le sorgenti erano a cielo aperto, la popolazione usava l’acqua per lavare i panni, sporcandola: in questo modo diventava insalubre, nonostante sgorgasse limpidissima. Per tutelare la salute degli abitanti della città, il sito venne chiuso. I primi lavori per la costruzione dei muri iniziarono nel 1771.

Le sorgenti non sono di norma aperte al pubblico, ma sono visitabili in occasione di eventi particolari, come Le Vie dei Tesori.

Foto: TripAdvisor

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