“I testimoni di Geova sono una setta che sacrifica vite. Ho accettato una trasfusione di sangue e da allora la mia famiglia è distrutta. Le mie tre figlie sono andate via di casa e non vogliono più saperne di me”. A parlare, in un intervista di Fanpage.it,  è Grazia, 48 anni, casalinga e mamma di quattro figlie che vive in provincia di Salerno.

Dopo una delicata operazione chirurgica, in cui è stata necessaria una trasfusione di sangue, le è crollato il mondo addosso. Da bambina si è avvicinata ai Testimoni di Geova e da allora non ha mai interrotto i contatti: nel 2008 è ufficialmente entrata nell'organizzazione religiosa, coinvolgendo anche i figli. Solo il marito non aderisce. Nel 2016 Grazia ha scoperto di avere un tumore benigno e si è rivolta agli anziani della sua congregazione, che l'hanno indirizzata in una struttura in cui viene garantito che l'intervento chirurgico avverrà senza trasfusioni.

"I miei figli mi dissero che quando sono uscita dalla sala operatoria ero mezza morta ma – racconta – il fatto di essere sopravvissuta avvalorava ancora di più le mie convinzioni religiose”. “Mi sentivo molto debole e i medici mi dissero che stavo morendo a causa di una grave emorragia interna. Ma ero così ostinata che pensavo fosse una tecnica di Satana e continuavo a rifiutare. La sera, quando è arrivato mio marito ho cercato di allontanarlo perché sapevo che mi avrebbe costretto a prendere il sangue”.

Dopo un altro intervento dei sanitari, Grazia decide di accettare le trasfusioni e torna in sala operatoria. “Ho firmato anche se mi sentivo in colpa e speravo non ci fosse bisogno di ricevere sangue altrui.  Ho dovuto decidere tra il mio credo e continuare a vivere”.

Come punizione per la sua scelta ha dovuto affrontare un percorso spiriturale di espiazione, della durata di sette mesi, durante il quale nessuno della congregazione l'avrebbe salitata né considerata, incluse le figlie. Alla fine, Grazia ha abbandonato il culto, ma le figlie hanno continuato a professare quel credo e hanno abbandonato la casa di famiglia.

Vivono a casa di un anziano della congregazione e non voglio più avere alcun rapporto con la madre. “L’anno scorso, sono andata da loro però quando ho suonato mi hanno gridato ʽVai via’. Io e mio marito siamo ritornati a casa piangendo”.

LA REPLICA DELLE FIGLIE

Ecco come hanno replicato le figlie della donna su Leggo.it:

Le tre figlie di Grazia Di Nicola precisano: "Quello che ci preme precisare è che noi abbiamo sempre rispettato – e rispettiamo – nostra madre, a prescindere dalle decisioni che ha preso in campo religioso. Il motivo per cui non siamo più in casa con lei non ha niente a che fare con le nostre credenze religiose. Ciò che ci ha spinto a lasciare casa nostra sono stati i continui maltrattamenti psicologici e fisici a cui ci sottoponevano i nostri genitori (entrambi non Testimoni di Geova) per obbligarci ad abbandonare la nostra religione.

Per ben 17 giorni siamo state vittime di insulti e percosse da parte dei nostri genitori. A un certo punto, a ottobre 2016, nostra madre è arrivata a darci un ultimatum di un mese per farci cambiare le nostre idee e portarci a "pensare come lei". Quel giorno stesso, però, lei stessa ha mandato via di casa una di noi dopo averla picchiata fino al punto di farle perdere conoscenza. In quell’occasione questa nostra sorella è finita all’ospedale, dopodiché ha informato i carabinieri di quanto era accaduto.

Noi sorelle non abbiamo mai voluto far perseguire penalmente nostra madre e nostro padre per gli abusi subiti (sono sempre i nostri genitori), ma abbiamo notato che il loro comportamento è andato via via peggiorando. Ci dispiace che stiano strumentalizzando la situazione per mettere in cattiva luce la nostra religione".