di Nando Cimino

              Sul reale significato che noi siciliani diamo a questo modo di dire, mi pare non sia il caso di soffermarsi più di tanto; credo che ormai in tutto il mondo sappiano cosa intendiamo, quando ci esprimiamo con la classica frase “ Un ci rumpiri i cabbasisi ” .
Grande merito ha certamente in tutto questo Andrea Camilleri, che nei suoi romanzi sul commissario Montalbano, la inserisce in quasi tutti i dialoghi tra il dott. Pasquano ed il commissario stesso; ma questa parola la troviamo, altrettanto efficace, anche nella bella canzone “A Vucciria” del compianto cantautore palermitano Massimo Melodia.
Ma sapete cosa sono realmente i cabbasisi? Anche qui, almeno per quanto riguarda la etimologia della parola, bisogna ancora una volta fare ricorso al vocabolario arabo; infatti,  così come ad esempio cassata deriva da qashata o giuggiulena da giugiulan, pure i cabbasisi altro non sono che “il libero adattamento in lingua siciliana” della parola araba  habb haziz; laddove la parola habb significa bacca ed haziz dolce.
Infatti i cabbasisi altro non sono che dei piccoli tuberi dal sapore dolciastro con un retrogusto ed un odore simile a quello delle mandorle amare e delle noci, utilizzati spesso in cucina per insaporire taluni piatti; c’è chi, per esempio, li aggiunge alla caponata.
I cabbasisi si coltivano in zone calde del mediterraneo e soprattutto in Spagna; ma ovviamente anche in Sicilia e più precisamente nel trapanese dove, forse per il particolare microclima, assumono un gusto molto ricercato.  Quindi rompiamoli pure questi  habb haziz cabbasisi, e gustiamone il dolce sapore !